
“I contratti di Lunen? Bastava chiederli. Nessuno lo aveva fatto prima, ma se la commissione energia vuole vederli, eccoli”. Così oggi i vertici di AET.È insomma all’insegna della (discussa) trasparenza che l’Azienda elettrica ticinese ha indetto questo pomeriggio una conferenza stampa per chiarire la sua posizione sul progetto del carbone tedesco, trascorso ormai il mese di dicembre, termine entro il quale si poteva uscire dall’affare senza incorrere in perdite milionarie. Perdite che oggi il direttore Roberto Pronini ha stimato attorno ad alcune decine di milioni di franchi, nel caso in cui si dovesse uscire entro il 2015, come chiede l’iniziativa popolare dei Verdi per un AET senza carbone. E i motivi di queste perdite sono stati illustrati oggi: da una parte il mercato attuale particolarmente sfavorevole, dall’altra l’obbligo di doverlo fare entro un temine stabilito. Motivo per cui il controprogetto del PPD presentato la scorsa settimana in gestione - che posticipa l’uscita nel 2035 - piace ai vertici dell’azienda. Anche perché senza Lünen, si dovrà cercare altra energia altrove. E forse sarà ancora energia fossile. E la voglia di chiarezza e trasparenza è trapelata anche sulla pubblicazione "Malagestione" di Toppi e Salvioni. AET dice di aver rilevato parecchi errori e considerazioni fuori luogo, derivati da documenti superati e da testimonianze non corrette. Chi fosse interessato a leggere le 42 pagine di considerazioni dell’azienda lo può fare sul sito www.aet.ch.
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