
22 mesi sospesi per usura qualificata e falsità in documenti. Questa la condanna nei confronti dell'amministratore della società cooperativa Emme Suisse di Lugano, finito in carcere nel dicembe 2015 per aver taglieggiato una ventina di suoi dipendenti attivi in Ticino, ma anche in cantieri nei cantoni di Ginevra, Berna e Vaud.
Il 51enne italiano, rimasto in detezione preventiva per 5 mesi, non ha rispettato quanto stabilisce il contratto collettivo (22-25 franchi), ma ha versato a 19 suoi operai stipendi tra i 7 e gli 11 euro all'ora. Anche ad un'altra trentina di impiegati ha dato uno stipendio inferiore del previsto, ma non in misura tale da far scattare il reato penale.
Il processo è stato celebrato nel primo pomeriggio di oggi con il rito abbreviato e con le parti d'accordo sulla pena. Pena che sarebbe stata ben superiore se nel frattempo gli operai (anche quelli che non hanno subito l'usura ma sono stati pagati meno di quanto prevede il CCL), non fossero stati risarciti con i soldi della cauzione (circa 200mila franchi) e altri versati dal 51enne imprenditore attraverso un accordo con il sindacato OCST.
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