
One way ticket to hell, cantano i Darkness. E, come il gruppo hard rock britannico, il ticket targato Plr e Ppd è stato un lento ed inesorabile viaggio verso l'inferno.
Un viaggio cominciato male già a partire dallo scorso agosto, all'annuncio dell'alleanza tra i due partiti. Annuncio accolto con scetticismo e polemiche, non tanto dalle altre forze politiche, come d'altronde era logicamente prevedibile, quanto da molti esponenti Plr e Ppd che non hanno fatto proprio nulla per nascondere il loro disappunto.
E con il tempo le cose non hanno fatto altro che peggiorare. Alla fine del primo turno sono subito volate accuse tra i due partiti sul mancato sostegno all'alleato elettorale. Con uscite dei rispettivi presidenti a dir poco goffe: dall'"abbiamo mandato 3'500 lettere ai nostri elettori, cosa dovevamo fare di più" di Fiorenzo Dadò al "Ci attendiamo un segnale di ritorno altrettanto esplicito da chi, grazie alla congiunzione di centro, ha mantenuto le posizioni" di Bixio Caprara, la sensazione data agli elettori è stata quella di una convivenza forzata e di mero interesse elettorale.
Un atteggiamento ben poco propositivo, lontano da quello condotto magistralmente da PS e Verdi sin dall'inizio della campagna elettorale e successivamente da Udc e Lega, dopo l'esito del primo turno. Anche se, in questo caso, la debacle leghista di ottobre ha evidentemente costretto il movimento di Via Monte Boglia a fare certe scelte pur di salvare il salvabile, ma questo è un altro discorso.
A indispettire ancora di più l'elettorato di centro è probabilmente stato l'immediato richiamo di Giovanni Merlini al "soccorso rosso". Ricordiamo che queste sono state le sue prime parole a caldo dopo l'esito del primo turno. Un significativo segnale di sfiducia verso il sostegno che avrebbe potuto ricevere dal Ppd. Da quel momento, per molti è partita la tattica dell'"ognuno per sé e Dio per tutti".
Mentre dalle colonne del Mattino si sosteneva a gran voce Marco Chiesa, e tutti i Verdi si schieravano uniti per Marina Carobbio, su Opinione Liberale tanti esponenti si "dimenticavano" di appoggiare Filippo Lombardi. Addirittura, un esempio tra i tanti, è stato pubblicato uno scritto di Jacques Ducry dove l'ormai ex senatore Ppd viene apertamente punzecchiato: "Giovanni Merlini non è comproprietario di media, non è presidente di un blasonato club sportivo...". E' difficile convincere l'elettorato a sostenere un'alleanza della quale non sono convinti neanche gli stessi esponenti politici. E se poi queste perplessità vengono addirittura ostentate sull'organo di partito, il disastro elettorale è servito.
Con il senno del poi è facile dire adesso che la congiunzione sia stata uno sbaglio. Comunque non ci sarebbe la controprova che, correndo da soli, Plr e Ppd avrebbero portato a casa, o meglio a Berna, un risultato migliore. Sarebbe quindi scorretto accusare gli uffici presidenziali dei due partiti per questa scelta fatta. Piuttosto, e qua invece ci sono più certezze, è più opinabile il modo in cui questa alleanza sia stata condotta.
Non solo dai vertici dei due partiti ma anche da chi si è rifiutato di fare gioco di squadra. Fatto sta che l'inferno è stato raggiunto e per Plr e Ppd è partita la stagione della rivoluzione, con tanti grandi nomi che lasceranno i rispettivi partiti o che comunque vedranno ridimensionati i loro ruoli.
Ah, dimenticavo. Nel loro viaggio tra gli inferi, i Darkness alla fine riuscivano a fare ritorno in superfice. E così potrebbero fare anche Plr e Ppd. Ma sarà comunque soltanto tra quattro anni e la strada non è mai sembrata così lunga e irta di insidie.
Mattia Sacchi
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