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Ticino
“Omicidi possessionali, più che passionali”
Una media di tre interventi al giorno per violenza domestica in Ticino e circa 54 casi al giorno in Svizzera. Chiara Orelli Vassere commenta: “Alla base una distorsione dei rapporti di coppia”

54 casi al giorno di violenza domestica in Svizzera e una media di 3 interventi al giorno in Ticino per un totale di 1’099 nel 2019. Per non dimenticare che, stando alle cifre dell’Ufficio federale di statistica ogni quattro settimane una donna in Svizzera è stata uccisa nel contesto di una relazione di coppia. Sono queste le cifre del terrore pubblicate in settimana dalla Confederazione. “Non bisognerebbe parlare di omicidi passionali ma piuttosto di omicidi possessionali, legati a un’idea di controllo sull’altro”. A dirlo è Chiara Orelli Vassere, coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica presso la Direzione della Divisione della giustizia, che commenta i dati della violenza resi noti in questi giorni dall’Ufficio federale di statistica.

“Drammatica distorsione dei rapporti”
Dall’ultima statistica è emerso che il 63% degli omicidi commessi è stato conseguenza di violenza domestica e tra queste le vittime sono quasi tutte donne. “Le ragioni di queste violenze e della prevalenza femminile tra le vittime sono molteplici e chiamano in causa fattori diversi, sottolinea Orelli Vassere ai colleghi di Radio3i. “Un fattore chiave sta nella drammatica distorsione della visione dei rapporti di intimità e delle relazioni di coppia, che muove gli autori di violenza”, aggiunge.

“Non esiste il concetto per un rapporto paritario”
Con la violenza domestica si rompe, quando esiste, il meccanismo del rapporto di natura paritaria: “Sono relazioni in cui viene meno o non esiste il concetto di base per una relazione sana, quello di un rapporto paritario e basato sul rispetto della parità nei diritti e nella dignità fra gli esponenti della coppia”.

Per questa ragione “bisognerebbe parlare di omicidi possessionali, e non passionali, perché è la convinzione di avere il diritto al dominio sulla vita dell’altro, al controllo fino all’estremo della vita e dei desideri dell’altro alla base di questi fatti di sangue”.

“Viene colpito il ruolo della donna in generale”
I numeri parlano da sé: nonostante ci siano vittime maschili, c’è una netta prevalenza di vittime di sesso femminile. Femminicidi, dunque, anche perché in questi omicidi “viene colpita non solo la singola donna, ma insieme a lei l’immagine e il ruolo della donna in generale: colpire una singola donna significa anche intendere le donne in generale come oggetto e non soggetto libero e autonomo”.

“Investire in un lavoro educativo”
Di fronte a questi fatti è importante agire e prevenire. “Occorre investire in un lavoro educativo sul lungo periodo, iniziando dall’infanzia e dall’esordio delle prime relazioni di coppia”, spiega Orelli Vassere. “Insegnare il rispetto, il diritto alla parità, alla dignità delle persone, indipendentemente dal genere e dal tipo di relazione in cui sono coinvolte”, aggiunge. “Ovviamente – prosegue – è essenziale lavorare anche sull’azione di supporto continuo e costante alle vittime, e in parallelo intervenire a più livelli con gli autori di violenza, con cui è necessario lavorare con ancora maggiore incisività”.

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