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Sonno e violenza
Omicidi e aggressioni, da sonnambuli. Nuove linee guida nascono in Ticino. Manconi: "Ci sono più casi di quanto si pensi"
Robert Krcmar
10 mesi fa
Un omicidio in stato di sonnambulismo è un caso giudiziario di difficile gestione. Succede anche in Svizzera, e un convegno svolto in Ticino propone nuove linee guida internazionali.

Omicidi o aggressioni perpetrati da persone in stato di sonnambulismo. Episodi che accadono più frequentemente di quanto pensiamo, e che sono stati al centro - insieme ai colpi di sonno alla guida - del congresso internazionale di Medicina del Sonno Forense, che ha avuto luogo questa settimana al Monte Verità di Ascona. Evento che ha riunito medici legali ed esperti di medicina del sonno per discutere e trovare un accordo su delle linee guida comuni da applicare nei casi giudiziari. "Ci siamo accorti che ci sono molti casi associati alla medicina del sonno in ambito forense in cui spesso non esistono delle linee guida per il medico che interviene per dare una sua valutazione rispetto al caso, quindi volevamo avere una prima linea di consenso tra gli esperti per fornire indicazioni su come gestire al meglio questi casi” commenta ai microfoni di Ticinonews la specialista e capoclinica Anna Castelnovo

Dal Ticino delle nuove linee guida

In casi come questi, uno specialista del sonno interpellato da un giudice deve quindi saper quali strumenti diagnostici portare avanti e come comunicare al meglio con il medico legale. "Innanzitutto per quanto riguarda la sonnolenza alla guida abbiamo deciso quale sia l’algoritmo diagnostico migliore per decidere se la persona sia sonnolenta o meno" spiega il responsabile del Servizio di Medicina del Sonno dell'EOC e direttore del Convegno Mauro Manconi. "Un secondo punto è quello di come andare a vedere se ci sono disturbi del sonno che possono causare sonnolenza alla guida. E un terzo punto capire quale sono gli elementi da raccogliere sulla scena per capire se l’incidente sia stato causato da un colpo di sonno". Lo stesso iter per i casi di violenza, con indicazioni su come fare le diagnosi e come capire se l’evento drammatico sia accaduto o meno all’interno di un contesto di coscienza alterata.

"Più casi di quanto si pensi"

Colpi di sonno alla guida e reati e commessi durante stati di coscienza alterati. Come mai questi due focus? "Ci sembravano i due più urgenti da trattare", risponde Manconi. "La sonnolenza alla guida è un problema con un impatto sociale importante. L’altro è più raro, ma l’urgenza deriva dalla difficoltà di gestione. Pensate di dover gestire un caso di omicidio commesso in uno stato alterato di sonnambulismo. E non solo, pensate alla possibilità che in futuro qualcuno evochi questa possibilità per scampare alla giustizia. Per questo volevamo sederci insieme, anche perché recentemente siamo stati coinvolti in un paio di casi di tale gravità". Interpellato sulla casistica, Manconi spiega che "parlando di singoli omicidi ne abbiamo trovati una quarantina pubblicati su riviste scientifiche, ma in realtà sono di più quelli trattati nei tribunali". Se si parla di violenza in sonno in generale, le cifre aumentano. "Se chiediamo a 100 sonnambuli, almeno il 10% di essi ci dirà di aver commesso delle violenze. Non necessariamente arrivare all’estremo di uccidere, ma ad esempio delle aggressioni sessuali involontarie verso un membro della famiglia o altri reati". A breve quindi ci saranno delle linee guida, ma è possibile provare che qualcuno abbia commesso un reato durante lo stato di coscienza alterato? “Ovviamente non avremo mai una certezza assoluta", conclude Castelnovo. "Il nostro compito è quello di dare informazioni scientifiche rispetto alla probabilità che l’imputato soffra di quel disturbo e che possa aver compiuto l’atto in quel dato momento. Poi il giudizio finale rimane al giudice”.