
La tregua si è sgretolata, una nuova escalation ha infiammato il Medio Oriente con nuovi bombardamenti e un nuovo blocco dello stretto di Hormuz. Qualcosa che si è subito fatto sentire con un ritorno del rincaro dei carburanti, in particolare dell'olio combustibile. Ma quanto dobbiamo preoccuparci per l'economia noi consumatori finali? «Un impatto sui prezzi probabilmente ci sarà, lo vediamo già. Dipenderà poi tutto dalla ripresa di una tregua, così come dall'effettiva tenuta della stessa», spiega a Ticinonews il professore di macroeconomia internazionale all'USI Edoardo Beretta.
Voli, carburanti e lubrificanti
I mercati stanno insomma già reagendo all'inasprimento dei toni. Sono quindi in arrivo altri rincari, altri colpi ai portafogli dei cittadini in una situazione già difficile. Comparis (dati di maggio) ha ad esempio rilevato che dall'anno scorso l'olio combustibile è cresciuto di prezzo del 37%. Ma sono diversi i settori in cui le conseguenze si stanno già facendo sentire. Ad esempio, tra ieri e oggi sui portali italiani si è parlato di aeroporti del nord Italia in allerta, con rischio razionamento del carburante a causa di una fornitura ritardata. «In questo momento di vacanze e di gran caldo è chiaro che vi è un'alta domanda, per esempio, di voli. Questa è quindi una delle risorse particolarmente sotto pressione al momento. In altri settori, come i medicamenti, non vi sono per ora delle particolari criticità. Ci sono però delle empasse per quanto riguarda l'AdBlue, così come per i lubrificanti e potenzialmente anche per l'elio. Tutta una serie di prodotti che in qualche modo possono essere importanti per altri beni e servizi», chiarisce l'esperto.
Svizzera, che fare?
Ma oltre agli sforzi diplomatici, cosa può fare la Svizzera per non restare inerme di fronte a queste difficoltà? «A livello concreto penso che le scorte siano strategiche, così come anche una progressiva indipendenza da prodotti la cui filiera produttiva è estremamente lunga, oppure che derivano, ad esempio, dal petrolio. Petrolio che ci ha abituato non soltanto in questi anni, ma anche nei decenni precedenti, a delle grandi crisi e anche a una grande instabilità a livello economico», aggiunge Beretta. Ciò che è chiaro è che anche se si raggiungesse una tregua in tempi moderatamente rapidi, bisognerà comunque pazientare parecchio prima di un ritorno a prezzi più stabili. «Ci vorranno mesi affinché l'infrastruttura energetica della zona che era stata danneggiata venga ripristinata e torni ad essere operativa al 100%. Avremo quindi senz'altro degli strascichi sulla catena di approvvigionamento globale e sui rispettivi prezzi», conclude l'esperto.

