
Il tempo delle mezze misure è finito. Il Comitato "Giù le mani dalle Officine" torna sul piede di guerra. Riunito oggi in conferenza stampa ha presentato ai media l’esito dell’Assemblea dell’associazione di mercoledì sera. A 10 anni dalla sua riuscita l’iniziativa “Giù le mani” sarà posta in votazione popolare qualora il Gran Consiglio dovesse bocciarla. I motivi della scelta sono contenuti in una risoluzione che elenca i punti di frizione e quelli condivisi.
"SÌ alla richiesta dei 120 milioni da parte del Cantone e della Città; SÌ ai treni di nuova generazione; SÌ all'investimento per una struttura che rispecchi le esigenze produttive del futuro; NO alla perdita occupazionale e soprattutto alla rinuncia di attività finora svolte alle Officine che possono avere un futuro". Così Gianni Frizzo, del comitato "Giù le mani", ha sintetizzato i punti ai microfoni di TeleTicino. Si perché il progetto FFS, secondo Frizzo, taglierebbe con un colpo di spugna circa il 70% dell’attività produttiva e 250 degli attuali 400 posti salterebbero. Di qui l’obiettivo: portare immediatamente in Gran Consiglio l’iniziativa e, in caso di bocciatura, chiamare in causa il popolo.
"Non vediamo cosa ci sia ancora da aspettare" ha aggiunto Frizzo. "Si ponga subito la questione al popolo. Se si pensa che saranno oltre 200 posti di lavoro - ragionando sui calcoli dati - credo che sia un'offerta inaccettabile".
Attenzione però che la lotta non si trasformi in boomerang: Andreas Meyer, CEO FFS, due giorni fa lo ha ribadito chiaramente. Se entro il prossimo anno non si troverà una soluzione dovremo pensare a un piano B.
"Non deve trasformarsi in boomerang e la proposta dell'iniziativa va proprio in questa direzione" ha spiegato Frizzo. "Spetta al popolo decidere le sorti del futuro delle Officine e non spetta sicuramente a delle decisioni prese tra mura segrete".
L’assemblea, ricordiamo, ha anche deciso di cessare ogni adesione al Consiglio di Fondazione del Centro di Competenze chiedendo la restituzione dei 20mila franchi dati in origine.
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