
«Per i prossimi cinque anni non potete né vendere la vostra proprietà né fare lavori importanti alla struttura». Come appreso dal CdT è in sostanza questo il tenore della lettera raccomandata che le Ferrovie hanno inviato nelle scorse settimane ai proprietari dei terreni di Castione sui quali dal 2026 sorgeranno le nuove Officine.
I sedimi vengono «blindati» dall’ex regia federale per la realizzazione dello stabilimento industriale da 360 milioni di franchi che darà lavoro a 200-230 operai e sostituirà il sito produttivo di Bellinzona non più ritenuto adatto alle esigenze di mercato. Ma non è tutto. Le FFS hanno fissato a fine agosto il termine entro il quale gli abitanti o le aziende presenti nel comparto, a fianco dei binari, possono inoltrare le loro osservazioni. Non tanto sul progetto, ma piuttosto sul fatto di dover lasciare le loro case o di dover ridurre l’attività, per quanto riguarda le imprese.
Le FFS, come noto, si sono già mosse preventivamente ad inizio giugno inoltrando all’Ufficio federale dei trasporti (UFT) la richiesta di istituire una zona di progettazione riservata agli impianti ferroviari a valle della linea e parzialmente compresa nell’attuale zona industriale. Così facendo si sono garantite la disponibilità dei terreni in vista della pubblicazione, in un secondo momento, del progetto vero e proprio. La decisione dell’UFT è attesa per la fine dell’anno; la procedura è regolata dalla Legge federale sulle Ferrovie.
Fra gli abitanti, stando a quanto abbiamo appreso ieri, si è fatta largo la rassegnazione: «Non possiamo più fare nulla. Anche un eventuale ricorso non avrebbe effetto sospensivo. La speranza è che l’azienda ci trovi una sistemazione adeguata altrove o ci paghi quanto ci spetta», osserva un cittadino interpellato dal CdT.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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