
L’OCST ha preso posizione in merito ai dati pubblicati dall’Ufficio di statistica cantonale tramite i quali viene evidenziata una forte flessione della cifra d’affari nel commercio al dettaglio. In particolar modo i dati indicano che anche la media e grande distribuzione sta soffrendo di questa situazione.La situazione congiunturale internazionale, il franco forte sono tra le maggiori cause di una contrazione della clientela turistica così come della clientela italiana. Anche una proliferazione di punti vendita sul territorio non ha certo favorito l’andamento degli affari. Questo sempre secondo OCST.Il sindacato osserva che “In questo contesto, c’è chi scivola verso provvedimenti di contenimento del costo del lavoro, che ledono ampiamente la posizione e i diritti del personale. L’OCST sta rilevando interventi, che scaricano in modo distorto e inaccettabile sulle fasce di dipendenti più deboli l’odierno contesto di mercato. Senza una preventiva discussione con i rappresentanti del personale e i sindacati, dove comprovare oltretutto la fondatezza di eventuali provvedimenti, si tende, in modo strisciante e al di fuori di criteri trasparenti, ad attuare licenziamenti, riduzioni del grado di occupazione, passaggio a contratti su chiamata. Il più incerto orizzonte congiunturale viene anche utilizzato qua e là per alimentare un clima di timore tra il personale, sul quale alcuni responsabili innestano un rafforzato potere personale”.In quest’ottica il sindacato “ha perciò già avviato contatti con le principali catene di distribuzione, esigendo una aperta discussione sulla situazione e sulle sue eventuali ricadute sul personale. Qualora si riveli inevitabile intervenire sull’occupazione, vanno concordate condizioni e modalità che consentano di circoscrivere gli effetti negativi per i dipendenti. Occorrono criteri lineari e trasparenti, che scongiurino comportamenti e scelte arbitrarie”.Inoltre: “L’OCST richiama pure alla sua responsabilità la Federcommercio, con la quale sarà parimenti preso contatto. Il personale di vendita e la qualità della sua relazione con la clientela sono una risorsa decisiva per il settore. L’organizzazione padronale che ne rappresenta gli interessi deve perciò avvertire la responsabilità di incanalare la condotta dei commercianti affinché il personale sia pienamente rispettato e sia nel contempo preservato il patrimonio di professionalità che offre al settore. E’ cioè indispensabile che il settore possa dimostrarsi collettivamente attento all’occupazione ed alle possibili ricadute sul personale della situazione del mercato”.Ma sempre secondo il sindacato le grandi catene di distribuzioni enfatizzerebbero le difficoltà “allo scopo di giustificare provvedimenti che mirano a rimpolpare i risultati economici sulle spalle dei dipendenti e dell’occupazione (in contrasto peraltro con il mantenimento di privilegi ai piani alti delle aziende)”.Le risposte della grande distribuzioneEnzo Lucibello, presidente della DISTI, l'associazione di categoria che raggruppa la grande distribuzione: "Sono parole di persone che non sono sul campo e che non si rendono conto della gravità della situazione".Gli fa eco anche Lorenzo Emma, responsabile di Migros: "che il momento è difficile lo diciamo da un anno. Devo smentire che vengano enfatizzate le difficoltà. Noi diciamo come stanno le cose. Non c’è interesse da parte nostra ad enfatizzare risultati peggio di quelli che sono".Anche Mario Colatrella, Direttore di Coop Ticino dice che: "dal nostro punto di vista di licenziamenti non ce ne saranno per motivi economici. Non si vuole enfatizzare il momento ma è chiaro che il momento è duro. Ci saranno delle misure ma non saranno sicuramente dei licenziamenti. Potrebbero esserci riduzioni di orario per quel che riguarda il personale ausiliario ma nel rispetto del contratto collettivo sottoscritto con il sindacato".
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