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Lugano
Occupazione, scoppia la polemica politica
Redazione
3 anni fa
Dopo l'ultima occupazione dei molinari a Capo San Martino, per l'UDC servono "regole chiare nelle trattative tra Municipio e autogestiti". Già pronta una mozione all'Esecutivo. Anche il partito socialista si smarca: inaccettabile lasciare gli spazi in quelle condizioni.

L’occupazione della discoteca Le Cap a Capo San Martino da parte degli autogestiti del SOA il Molino è diventata una questione politica. L’UDC è tornata a proporre una mozione che chiede di stabilire regole chiare nelle trattative tra il Municipio e i molinari. “Chiediamo il rispetto della legalità anche per queste realtà alternative", spiega Alain Bühler ai microfoni di Ticinonews. “L'obiettivo è di iscrivere nella legislazione comunale principi chiari con cui portare avanti un rapporto con culture alternative a Lugano”.

La settimana occupazione in due anni e mezzo

La sera di Natale, ricordiamo, gli autogestiti hanno occupato lo stabile di proprietà di un privato. Un’occupazione durata soltanto poche ore perché la Polizia, dopo la denuncia del proprietario, ha sgomberato l’area. Stando alla polizia, sono stati riscontrati ingenti danni all'edificio e al termine dello sgombero sono state identificate una trentina di persone. Si tratta della settima occupazione in due anni e mezzo, ossia da quando, tra il 29 e il 30 maggio del 2021, l’ex Macello veniva abbattuto. Il 25 dicembre 2022 era toccato allo stabile ex Caritas di Molino Nuovo; l’anno prima invece erano state occupate proprio le macerie dell’ex macello. Nella lista figurano anche l’ex Hotel Fisher di Gandria, le ex scuole di Viganello, Villa Viarnetto a Pregassona e il parco Ippocastano di Massagno.

L’UDC punta il dito contro il Municipio

Tante occupazioni per cui Alain Buhler punta il dito contro il Municipio di Lugano. "Nel caso di pochi giorni fa sappiamo che c'è stato uno sgombero perché c'è stata la denuncia del proprietario dell'immobile. Negli altri casi, soprattutto per quanto riguarda l'hotel a Gandria, la denuncia non è stata immediata e quindi la polizia non è potuta intervenire. Nei casi in cui c'erano degli immobili pubblici era il Municipio a dover intervenire e non ha agito". Secondo il presidente dell’UDC luganese, l’Esecutivo sarebbe quindi troppo accondiscendente nei confronti degli autogestiti. "La tolleranza mostrata in questi anni nei confronti degli autogestiti si è trasformata in un'autorizzazione perpetua a fare quello che vogliono. Sanno benissimo che non succederà mai nulla nei loro confronti. Vedremo ora con le persone che sono state identificate a Capo San Martino se verranno perseguite per i danni che hanno causato all'immobile. Noi crediamo che in città questo tipo di cultura alternativa di autogestione non debba avere spazio”.

Un dialogo sempre più difficile

Alla luce dell’ultima occupazione, il dialogo tra il Municipio e l’autogestione sembra essere sempre più una strada in salita. A testimoniarlo ci sono le parole della municipale Karin Valenzano Rossi che, sulle pagine del Corriere del Ticino, ha dichiarato: “Questi sono atti di forza che fanno venire sempre meno il consenso e il supporto per possibili soluzioni pragmatiche. Vedendo le immagini dei vandalismi fatti, è proprio difficile comprenderne la logica. Questa illegalità non può essere ammissibile". Parole a cui i molinari hanno risposto altrettanto duramente, accusando l’Esecutivo di non aver realmente intenzione di aprire un dialogo.

La posizione del partito socialista

Anche il partito socialista si smarca, seppur rimane dell'opinione che servano degli spazi per l'autogestione. La consigliera comunale Mattea David giudica infatti inaccettabili le condizioni in cui è stata lasciata la discoteca: "Da un lato si può comprendere (che non vuol dire accettare) cosa significa occupare uno spazio. È come mandare un messaggio al Municipio: se ci fosse davvero una volontà politica, si potrebbe provare ad accelerare il percorso per ottenere uno spazio. Dall'altro lato, non possiamo accettare che nell'arco di una notte si possa ridurre uno spazio privato o pubblico nelle condizioni che abbiamo visto. Questo non può essere accettato, è una questione di decenza e rispetto di un bene materiale, sia che sia nostro o di qualcun altro".