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Ticino
“Occorre un po’ di pazienza per gli allentamenti”
Redazione
5 anni fa
Andreas Cerny, direttore dell’Epatocentro Ticino, analizza la situazione a livello svizzero: “Siamo in una fase di stabilizzazione, ma con il rientro dei vacanzieri e il numero crescente di casi non è possibile fare allentamenti”

La Svizzera ha superato oggi i 1’000 casi di coronavirus giornalieri (1059 per la precisione). Non si sono registrati invece nuovi decessi, mentre i ricoveri sono stati 53. Secondo i dati pubblicati dall’UFSP, il 48,3% della popolazione è completamente vaccinato. Durante la conferenza stampa odierna la Task Force ha esortato la popolazione che ancora non si è vaccinata a farsi avanti. Attualmente circa 3 milioni di persone non hanno ancora ottenuto una dose di vaccino. Per fare il punto e interpretare la situazione epidemiologica Teleticino ha interpellato il dottor Andreas Cerny, direttore dell’Epatocentro Ticino.

Oggi a livello svizzero abbiamo superato i mille contagi. Come legge questa situazione?
“Sono il risultato degli allentamenti e degli eventi come gli Europei. Ci sono inoltre persone che stanno tornando dalle vacanze, da paesi in cui i numeri di coronavirus sono abbastanza importanti”.

C’è ancora incertezza per quanto riguarda la terza dose. Gli esperti aspettano nuove analisi e dati. Quando saremo richiamati a vaccinarci?
“La missione federale sui vaccini ha proposto di vaccinare le persone che sono immunodepresse, che non sono in grado di fare un buon tasso di anticorpi. Ci stiamo preparando a vaccinare queste persone, tra le quali ci sono pazienti che hanno effettuato un trapianto d’organo o che assumono dei farmaci forti, che riducono le loro capacità di formare degli anticorpi. Per quanto riguarda le altre persone a rischio, come gli over 60 che in certi paesi cominciano già a ricevere la terza dose, dobbiamo avere dei dati più chiari”.

La Task Force ha fatto un appello oggi a vaccinarsi entro l’autunno. Con questo numero di popolazione vaccinata, che secondo gli esperti è ancora troppo basso, rischiamo una quarta ondata?
“È l’unica possibilità per poter fare dei passi verso una vita più normale. Abbiamo centinaia di milioni di persone che si sono vaccinate. Anche dal punto di vista della sicurezza abbiamo più certezze rispetto a qualche mese fa”.

Uno studio dell’Università di Zurigo afferma che è cambiata la tipologia di pazienti ricoverati in cure intense durante la terza ondata. Si tratta di persone meno anziane, con malattie preesistenti e in sovrappeso. Dunque qualcosa è cambiato...

“Non abbiamo dei dati che attestano che il virus sia cambiato, ma il fatto che abbiamo potuto vaccinare gran parte delle persone anziane fa sì che anche delle persone più giovani, che hanno meno fattori di rischio, rischiano di essere ricoverate e avere problemi seri. Tutto è un po’ un di gioco di numeri. Se abbiamo tanti casi, può anche essere che qualche bambino a un certo punto potrà essere ricoverato per dei problemi”.

Diamo uno sguardo all’estero. A Wuhan, per contrastare le infezioni, le autorità hanno ordinato tamponi a tappeto. Una decisione che è giunta all’indomani della conferma di 7 contagi nel capoluogo, i primi dopo oltre un anno. Non sono misure esagerate?
“L’atteggiamento molto drastico in Cina, che abbiamo visto durante i primi mesi della pandemia, dal profilo epidemiologico sarebbe ideale, ma non è compatibile con la sensibilità della nostra popolazione. Inoltre non abbiamo risorse per fare degli atti così rigorosi. L’approccio che è stato preso in Svizzera, con un programma di tre fasi, credo sia ragionevole e si basa su dati scientifici. In questo momento siamo in una fase di stabilizzazione. C’è l’intento di fare allentamenti, che al momento non sono possibili con il rientro dei vacanzieri e un numero crescente di casi. Dobbiamo avere ancora un po’ di pazienza”.

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