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Inclusione
Occhiali Meta, un aiuto concreto per ciechi e ipovedenti
Ginevra Benzi
4 ore fa
A Casa Andreina la seconda lezione dedicata agli occhiali smart e all’intelligenza artificiale. Uno strumento che può facilitare la vita quotidiana delle persone con disabilità visive, ma che solleva anche interrogativi sulla privacy.

«Ehi Meta, guarda e dimmi cosa vedi». È con questo semplice comando vocale che gli occhiali smart possono diventare gli occhi di chi vede poco o non vede affatto. A Casa Andreina, a Lugano, si è svolta ieri la seconda lezione di un corso dedicato alle persone cieche e ipovedenti per imparare a utilizzare questi dispositivi. Gli occhiali Meta sono finiti spesso al centro delle critiche per il loro possibile utilizzo improprio, soprattutto quando si tratta di riprendere altre persone senza che queste ne siano consapevoli. Ma per chi convive con una disabilità visiva possono rappresentare un aiuto concreto nella vita di tutti i giorni. A spiegarne il funzionamento è Patrick De Santis, responsabile del corso.

Dalla descrizione di ciò che ci circonda alla lettura di un documento

«Insegniamo, oltre all’utilizzo di tutta la parte hardware, i comandi migliori da utilizzare e come dobbiamo interloquire con l’intelligenza artificiale», spiega De Santis. Uno dei comandi fondamentali è proprio «guarda»: basta pronunciarlo per chiedere all’intelligenza artificiale di descrivere ciò che si trova davanti alla videocamera. «Se gli diciamo “guarda”, lui fa uno sguardo - senza memorizzarlo nelle immagini - e mi descrive ciò che sta vedendo», precisa il responsabile del corso.

Le possibilità sono diverse. Una persona può chiedere di conoscere il colore dei vestiti che ha davanti, farsi descrivere un panorama oppure ottenere informazioni sugli oggetti presenti nell'ambiente. Gli occhiali possono anche leggere un documento di testo per intero. Un aiuto che può rivelarsi utile, per esempio, al ristorante: basta inquadrare il menu per sapere quali piatti sono disponibili e decidere cosa ordinare. Lo stesso principio può essere applicato negli spostamenti quotidiani. In stazione, gli occhiali possono ad esempio leggere le scritte sui vagoni dei treni, consentendo all'utente di raccogliere informazioni che altrimenti non potrebbe vedere autonomamente.

Un volontario per farsi aiutare negli spostamenti

A queste funzioni si aggiunge la possibilità di ricorrere a un aiuto umano attraverso Be My Eyes, un servizio che Meta ha integrato nei propri occhiali. L'applicazione permette di contattare un volontario che, attraverso la videocamera del dispositivo, può vedere ciò che viene inquadrato dalla persona che chiede assistenza. «La telecamera si attiva, il volontario sullo schermo del suo telefono vede ciò che sto vedendo io e io posso chiedergli aiuto», racconta De Santis. Può succedere, per esempio, di perdere l'orientamento e non sapere se proseguire verso destra o verso sinistra. In questi casi il volontario può osservare la strada e fornire indicazioni, aiutando la persona a ritrovare la direzione o a svolgere un'attività con cui sta incontrando difficoltà.

Una tecnologia che, attraverso l'intelligenza artificiale e il supporto di altre persone, può quindi contribuire a rendere più autonomi ciechi e ipovedenti.

Il dibattito sulla privacy

L'utilità di questi dispositivi non cancella però le perplessità legate alla tutela della privacy. Gli occhiali Meta permettono infatti di effettuare riprese senza che sia sempre evidente a chi si trova davanti alla videocamera. È anche per questo che si discute della necessità di introdurre regole più severe, fino ad arrivare, secondo alcuni, a ipotesi di divieto.

De Santis invita tuttavia a considerare la questione in una prospettiva più ampia. «La legge deve esistere, tra l'altro c'è già, ma su tutti i dispositivi dotati di videocamera. Usare l'occhiale come pretesto è un po' inutile», afferma, ricordando che anche gli smartphone consentono di riprendere e registrare altre persone senza il loro consenso e senza che se ne accorgano.

Per il responsabile del corso, vietare l'utilizzo degli occhiali sarebbe complicato, soprattutto alla luce dei vantaggi che possono offrire alle persone con disabilità visive. La questione, a suo avviso, riguarda quindi anche il comportamento di chi li utilizza: «Lo vedono tutti l'utilità dell'occhiale a una persona cieca o ipovedente, l'abbiamo appena dimostrato. Chi utilizza l'occhiale deve utilizzarlo con coscienza».