
Assomigliano a un normale paio di occhiali, ma integrano due telecamere che consentono di scattare fotografie e registrare video. Nelle aste sono inoltre presenti componenti tecnologiche che permettono di ascoltare musica e messaggi, oltre a effettuare telefonate. Sono i Meta Glasses, uno dei tipi di occhiali intelligenti sempre più diffusi e al centro di un dibattito internazionale. Anche in Ticino l’interesse è in crescita, come conferma Claudia Michel dell’Ottico Michel di Lugano. «Interesse c'è. In particolare i miei clienti sono persone che hanno bisogno di una correzione, quindi di lenti oftalmiche, e che hanno pensato di abbinare queste lenti a uno "smart glasses"», spiega Michel. «Abbiamo avuto anche diversi clienti ipovedenti e per loro questo è uno strumento che li rende più indipendenti». Il dispositivo può infatti aiutare a distinguere i colori, leggere testi e menu e affrontare con maggiore autonomia alcune attività quotidiane. «Per queste persone è comunque un aiuto concreto per la propria vita quotidiana».
Il nodo della privacy
I possibili benefici si confrontano però con le preoccupazioni legate agli abusi e alla tutela della privacy. A Brisbane, in Australia, le autorità municipali hanno vietato l’utilizzo degli occhiali nelle piscine pubbliche. Iniziative simili sono state discusse anche in Europa, mentre in Svizzera una petizione lanciata su Campax ha raccolto migliaia di firme. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di acquisire immagini e dati senza che le persone presenti se ne accorgano. Secondo Alessandro Trivilini, esperto di sicurezza e informatica forense, per affrontare il tema occorre concentrarsi su tre principi fondamentali: «La trasparenza, la proporzionalità e la finalità». La trasparenza, spiega, significa che «i luoghi pubblici devono indicare chiaramente che in quei luoghi, o in parte di quei luoghi, gli occhiali non possono essere indossati perché andrebbero a violare la privacy altrui». La registrazione deve poi essere proporzionata e avere uno scopo preciso. «Se io li indosso in un luogo pubblico dove ci sono altre persone, devo essere cosciente che posso filmare solo dati proporzionati all’azione che sto svolgendo e con una finalità chiara», afferma Trivilini. L’esperto porta l’esempio di una partita di calcio: «Se vado allo stadio e guardo una partita, la finalità è guardare la partita e registrare le azioni della partita: sono in un luogo pubblico e lo posso fare». La situazione cambia, invece, quando ci si sposta in uno spazio dove «la privacy è importante» e «la finalità viene a mancare».
C'è chi chiede il divieto
Il tema è approdato anche a Palazzo federale, riporta oggi il TagesAnzeiger, e le posizioni sono diverse. Alcuni parlamentari propongono di vietare gli occhiali intelligenti o di limitarne l’uso in determinati luoghi. Altri sono contrari a un divieto, considerando le applicazioni positive della tecnologia. Una terza posizione punta soprattutto sulla sensibilizzazione delle persone che acquistano e utilizzano questi dispositivi. Il Consiglio federale ha riconosciuto i rischi per la privacy negli spazi pubblici, ma non ha ritenuto necessario modificare la legge in modo specifico a causa degli smart glasses. Per Trivilini, tuttavia, un intervento normativo potrebbe presto diventare necessario. «La tecnologia è globale e l’utilizzo che ne facciamo offre molteplici opportunità», osserva. Per questo, aggiunge, «va regolamentata cercando di non limitarne le potenzialità, ma chiarendo l’applicazione della legge sulla protezione dei dati personali già in vigore in Svizzera». Insomma, «sono i primi passi, i primi rudimenti di osservazione del fenomeno che sarà poi regolamentato come è avvenuto con lo smartphone e come avviene con tante altre tecnologie».

