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Ticino
Obino: la cronaca della prima giornata di processo
Redazione
16 anni fa
Siciliano tradiva Bea: "Era un vizio che sono riuscito a nascondere a mia moglie". E sull'amante medico: "Ero imbambolato"

Il dramma aveva sconvolto un cantone intero. Un dramma consumatosi a Pasqua. Beatrice Sulmoni, 36enne, mamma di un bimbo e in attesa del secondo figlio, è stata dapprima drogata con un sonnifero e poi soffocata. Dal marito, Marco Siciliano, reo confesso. Siciliano compare stamane di fronte ad una corte delle Assise Criminali di Mendrisio presiedute dalla giudice Agnese Balestra Bianchi; il processo è celebrato nel palazzo di giustizia di Lugano. Il fisioterapista 32enne, difeso dall'avvocato Marco Frigerio, deve rispondere delle accuse di assassinio e interruzione punibile della gravidanza. Le accuse sono state formulate dalla procuratrice generale aggiunta Rosa Item che il mese scorso ha firmato il rinvio a giudizio. In aula devono essere ricostruiti tutti quei drammatici momenti, fino al tentativo di occultare il cadavere, gettandolo nel lago di Como dopo aver inferto un profondo taglio alla gola della donna. I familiari di Beatrice Sulmoni, sostenuti dall'avvocato Massimo Respini si sono costituiti parte civile. Il processo dovrebbe durare pochi giorni; la sentenza infatti è attesa, forse, già per martedì.L'apertura puntuale alle 9.30: Marco Siciliano entra a testa bassa Puntuale alle 9.30 Agnese Balestra Bianchi ha aperto il processo. Marco Siciliano è entrato in aula solo dopo che i fotografi e i cameraman hanno spento gli apparecchi e sono usciti, invitati dal giudice a lasciare l'aula. Si è presentato in aula con camicia a quadri, sbarbato e non dimagrito, nonostante il carcere. Scortato dalla polizia e apparentemente tranquillo ha attraversato il tribunale a testa bassa e ha raggiunto il suo posto senza incrociare lo sguardo del folto pubblico accorso al processo. Giornalisti, parenti, amici e curiosi, molti dei quali in piedi, non avendo trovato spazio in un'aula che raramente negli ultimi anni si è vista così stipata per un pubblico dibattimento. Specchio di un caso che suscitò grande commozione e sgomento , non solo nel Mendrisiotto ma in tutto il Ticino. La lettura dell'atto d'accusa e la dinamica dell'omicidioIl processo è poi iniziato secondo programma, col giuramento della corte e la lettura dell'atto d'accusa, che ha ripercorso l'atroce dinamica di quel dramma consumato in una notte tra le mura domestiche di una casa, nel piccolo villaggio che sorge ai piedi del Monte Generoso e della Valle di Muggio. Siciliano, dopo aver narcotizzato la moglie, l'ha soffocata tenendo serrati con la mano la bocca e il naso, fino ad ucciderla. Poi cercò di occultare ogni traccia del suo operato caricando il cadavere della donna nel baule dell'auto, trasportandolo in Italia e gettandolo nel lago di Como, nei pressi di Cernobbio. Nei giorni successivi simulò con gli amici e i parenti la spontanea partenza della donna.Le origini dell'imputatoIl dibattimento è poi proseguito con la conoscenza dell'imputato: di origini pugliesi: Marco Siciliano è nato a Mendrisio nel 1977 ed è cresciuto a Chiasso. Da adolescente ha frequentato la scuola di fisioterapia. Quando ha commesso il delitto, lavorava presso la clinica di Novaggio, mentre cercava nel contempo di avviare un suo studio privato a Chiasso. L'inizio della storia di Marco e Beatrice Beatrice aveva quattro anni più di lui. Si conobbero all'interno di un gruppo di carnevale. Iniziarono a frequentarsi nel '98. Lei lavorava in banca. Si sposarono nel 2002. Allora lui aveva 24 anni: "Ero molto innamorato. Non l'ho assolutamente sposata perché veniva da una famiglia benestante". Il calvario del secondo figlioBea restò incinta nel 2003. Volevano a tutti i costi un secondo figlio. Ma fu un calvario perché Beatrice perse il bambino per ben quattro volte dopo poche settimane. Si sottopose anche ad

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