
È di ieri la decisione austriaca di optare per l’extrema ratio e applicare l’obbligo vaccinale al più tardi da febbraio 2022, oltre all’ennesimo lockdown. La situazione nel paese infatti è sfuggita di mano, forse a causa della bassa percentuale di vaccinati, circa il 65% con doppia dose. Una percentuale simile, per quanto di poco inferiore, a quella svizzera. Inevitabilmente, sorge la domanda se questa misura possa essere presa anche nel nostro Paese. Ticinonews lo ha domandato a Roberto Malacrida, membro della Commissione nazionale di etica.
L’Austria ha scelto l’obbligo vaccinale, cosa ne pensa?
“Penso sia una decisione molto dura e molto pesante, proprio perché va a limitare le libertà individuali in modo potente. Naturalmente si capisce anche che il Governo austriaco sia arrivato a questa decisione così pesante, perché la situazione sanitaria sta diventando tragica. Quindi, in etica per lo meno, quando occorre prendere una decisione difficile tra valori diversi - in questo caso tra la limitazione della libertà individuale e il benessere collettivo - ecco che vige la metodica della proporzionalità. Si va quindi davvero a vedere se una misura così importante sembra proporzionale, io credo che in Austria sia proporzionale e che la decisione sia comprensibile”.
L’impressione è che molti paesi avrebbero voluta introdurla prima, una misura di questo genere. Anche perché il ritornello dell’invito a vaccinarsi non sembra dare i frutti che sperano le autorità. Potrebbe essere questo un tappo che è stato tolto su un tema che si considerava ma che nessuno voleva prendere in considerazione?
“Forse. Probabilmente si è molto delusi dal fatto che, per esempio in Austria, il tasso di vaccinazione sia rimasto così basso. Perché è pur vero che la vaccinazione è il mezzo più sicuro per salvaguardare la propria salute e quella degli altri, in particolare per evitare malattie gravi ed eventualmente mortali per chi è più fragile, forse perché anziano o ammalato. Da questo punto di vista mi sembra di capire che non ci siano molte altre possibilità, così si ricorre a questa ultima ratio di obbligare i cittadini a vaccinarsi”.
La Svizzera è al momento messa un po’ meglio dell’Austria dal punto di vista della percentuale di popolazione vaccinata, anche se non si è ancora raggiunto l’obiettivo. Rischiamo anche noi che venga introdotta questa misura drastica?
“Un certo rischio potrebbe esserci, in particolare nel prossimo mese di dicembre. Ma penso davvero che se riusciamo ad aumentare ancora di qualche punto percentuale il tasso di vaccinati e soprattutto se restiamo molto vigili rispetto alle misure preventive - utilizzando la mascherina e disinfettando le superfici, oltre al rispetto delle distanze - io penso che il pericolo lo si possa scampare”.
Come reagirebbe quella parte della popolazione che ancora non ha aderito alla misura e che ha sempre detto “non mi possono mica obbligare”?
“A dire la verità, penso che la preoccupazione del nostro Governo, sia federale che cantonale, delle Task force e della stessa Commissione etica nazionale sia quella di trovare il modo migliore per evitare una frattura ancora più grande tra la parte della popolazione che ha deciso di vaccinarsi e chi invece non riesce o non vuole farlo. Ecco che andare ad obbligare chi non vuole - o non se la sente - rappresenta naturalmente una mossa molto invasiva nei confronti del proprio corpo e ci sarà una reazione che potrebbe essere anche molto dura”.
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