
Riceviamo e pubblichiamo la seguente mozione parlamentare di Gina La Mantia, deputata PS in Gran Consiglio:
Nei prossimi 30 anni, in Svizzera, gli ultrasessantacinquenni supereranno il milione. Il numero di persone anziane, polimorbide e con malattie croniche aumenterà in modo esponenziale, ma in Svizzera si forma meno della metà del personale infermieristico necessario per soddisfare i bisogni attuali e futuri, e, purtroppo, anche il nostro Cantone si trova in questa situazione. Negli ultimi 5 anni in Svizzera si sono formate 10‘000 infermiere meno del necessario!
In Ticino, oltretutto, parecchi più giovani vorrebbero intraprendere una carriera in una delle professioni sanitarie non universitarie rispetto a quanti vengono poi ammessi nelle scuole. Il motivo principale è la penuria di posti di stage, che vengono offerti in misura molto maggiore dall’Ente Ospedaliero Cantonale rispetto ad altre strutture.Dal 2012 il Cantone di Berna che, a differenza del nostro Cantone, non può neanche fare leva su personale frontaliero formato all’estero, obbliga tutte le strutture sanitarie a impegnarsi maggiormente per la formazione di base e continua del personale in 14 professioni sanitarie non universitarie. Secondo il principio “ognuno forma il personale di cui ha bisogno”, ogni struttura viene incentivata a sfruttare il proprio potenziale formativo .Il modello è un grande successo: dal 2012 le prestazioni per la formazione delle singole strutture sanitarie sono aumentate del 30 per cento. La Conferenza dei Direttori Sanitari (CDS) raccomanda agli altri Cantoni di seguire l’esempio.
Come funziona il modello di Berna?Il Canton Berna fissa il numero dei posti di formazione nelle varie professioni che ogni struttura sanitaria deve offrire. Il calcolo si basa sulla Versorgungsplanung (Planification des soins), al cui interno viene stabilito con regolarità il fabbisogno di personale nelle professioni sanitarie non universitarie , e sul potenziale formativo che per ogni singola singola struttura viene stabilito dal Cantone, osservando dei criteri uniformi. Il Cantone riconosce con una compensa finanziaria lo sforzo della singola struttura nel campo della formazione di base e continua. Se invece la struttura non sfrutta il suo potenziale formativo, e forma meno personale di quello che potrebbe, viene sanzionata con una penalità compensatoria: un sistema bonus-malus, quindi.
Di conseguenza ogni struttura sanitaria è chiamata ad impegnarsi in modo adeguato per la formazione di base e continua. Il Cantone, dal canto suo, continua il suo impegno nel campo dell’orientamento professionale, nel marketing delle professioni sanitarie e per il reclutamento di apprendisti e studenti.Il modello di Berna si applica a tutte le strutture sanitarie che assumono personale qualificato, private o pubbliche che siano, e include pertanto: ospedali e cliniche (ospedali acuti, cliniche di riabilitazione e psichiatriche), strutture sanitarie per la cura delle dipendenze, servizi di autoambulanza e case per la nascita; case per anziani; servizi di cura e di aiuto a domicilio; laboratori medici, istituti di radiologia, studi terapeutici.Recentemente il Gran Consiglio ticinese, all’interno della revisione della Legge sanitaria, ha accolto il nuovo capoverso 5 dell’articolo 81, il quale recita:“Il Dipartimento stabilisce il numero minimo di posti di formazione per categoria professionale per responsabile o servizio di ogni singolo istituto proporzionato alla dimensione e ai volumi di prestazioni dello stesso.”La base legale per l’introduzione di un sistema bonus-malus è pertanto pronta.Fatte queste premesse, e partendo dal presupposto che un adeguato impegno per la formazione di personale sanitario non universitario sia per un Cantone come il nostro, oltre a una necessità impellente per il futuro, anche un obbligo morale, chiediamo con la presente mozione al Consiglio di Stato di introdurre anche da noi, secondo le raccomandazioni della Conferenza dei Direttori Sanitari svizzeri, un obbligo di formazione per le professioni sanitarie non universitarie, adeguando il modello di Berna alle nostre realtà e, in via subordinata, procedere a un rilevamento regolare del fabbisogno di personale sanitario non universitario.
Gina La Mantia, Simone Ghisla e Raoul Ghisletta
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