
In seguito alla comunicazione municipale di confermare l’obbligo per venti esercenti del centro storico di ingaggiare almeno due agenti di sicurezza durante il Rabadan, oggi a Bellinzona si è tenuto un incontro tra alcuni di loro e il legale che li rappresenta, Marco Garbani. In sostanza, gli esercenti che già si erano opposti - sette in totale - hanno deciso, non proprio a cuor leggero, di anticipare l’orario di chiusura dei loro locali rispetto al carnevale, fissandolo alle 02.00 come un normale bar. Inoltre, i loro interni non verranno più rivoluzionati e trasformati in sale da ballo, con tutti i tavoli che quindi saranno mantenuti ai loro posti. L’obbligo degli agenti di sicurezza si applicherebbe infatti soltanto a quei locali che, come aveva illustrato a Ticinonews il municipale Mattia Lepori, “si trasformano e diventano a tutti gli effetti delle discoteche”, prolungando anche i loro orari fino alla chiusura del Rabadan.
Obbligo solo per chi amplia l'utilizzo dei bar
Un concetto illustrato anche dal servizio giuridico cittadino attraverso una nota al legale Garbani, nella quale viene per l'appunto ribadito che la misura si applica “(...) qualora gli esercizi pubblici intendano modificare la consueta destinazione dei locali, ampliandone l’utilizzo”. Prosegue la missiva: “La presenza di almeno due agenti formati consente interventi più efficaci, in modo proporzionato ai momenti più critici, ossia agli orari ufficiali del Carnevale”. Di qui la decisione odierna degli esercenti. Anche perché, "in assenza di modifiche, l’esercizio resta invece soggetto alle condizioni previste dall’attestazione municipale”.
Esercenti pronti al ricorso
Non per questo la scelta è stata compiuta a cuor leggero. Da alcuni, il provvedimento viene infatti percepito come un’ingerenza nei confronti di attività che hanno sempre garantito in modo autonomo la sicurezza senza mai causare problemi. Ingaggiare degli agenti di sicurezza privati, sarebbe inoltre un costo considerevole per gli esercenti. Tanta amarezza che domani - martedì 20 gennaio - confluirà in quella che tecnicamente viene chiamata istanza di delucidazione all’indirizzo del Municipio. Nel caso l’Esecutivo non accetti le condizioni sul tavolo, spiega il legale Garbani, sarà ricorso al Consiglio di Stato ed eventualmente al Tram.

