
“O ti difendevi o venivi ucciso”. È questa la giustificazione di Johan Cosar, l’ex sergente dell’esercito svizzero a processo per aver combattuto in Siria senza il consenso del Consiglio federale.
È da questa mattina che, nel processo davanti alla giustizia militare, il ticinese di origine siriaca cristiana sta rispondendo alle domande del giudice Mario Bazzi. Arrivato in Siria per girare dei reportage, nel 2012 si è trovato di fronte all’escalation della guerra civile, decidendo così di unirsi al Syrian Military Council. Un gruppo militare composto da circa 2000 uomini.
Cosar ha spiegato di essersi soprattutto occupato dell’istruzione dei giovani intenzionati a combattere, grazie all’esperienza militare maturata in Svizzera. Il 36enne locarnese ha anche ammesso di aver partecipato a operazioni di combattimento contro lo Stato islamico, ma senza avere un ruolo di comando.
“Avendo istruito molti di quegli uomini mi è capitato di prendere il comando nei momenti delicati, ma è stata una leadership naturale”, ha raccontato Cosar, quando gli è stato fatto notare come dai media trasparisse il suo ruolo apicale nel Syriac Military Council. Inoltre essendo svizzero, ha aggiunto, è stato quasi naturale per lui diventare il volto dell’SMC per i media europei.
Cosar nega comunque di essere tra i fondatori e i leader del movimento combattente siriaco, a cui si è unito per un “atto umanitario e di autodifesa. Lo Stato islamico stava facendo una pulizia etnica, mi sono difeso da morte certa”. Inoltre, un giovane uomo europeo sarebbe stato un obiettivo troppo prezioso per l’Isis: “Uno svizzero da mostrare con la tuta arancione gli avrebbe fatto comodo”.
Assieme a Johannes Cosar è giudicato anche il cugino che in Svizzera ha postato immagini dai luoghi di guerra e aiutato a reclutare membri per l’SMC. Il 30enne sarà interrogato ancora nel pomeriggio, mentre domani sarà sentito un testimone, prima di passare alle arringhe. Per l’accusa parlerà l’uditore Roberto Colombi. Per Cosar l’avvocato Yasar Ravi e per il cugino l’avvocato Stefano Pizzola. La sentenza è attesa venerdì.
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