
Un nuovo ricorso contro la Legge sulle imprese artigianali (LIA) è stato inoltrato settimana scorsa al Tribunale amministrativo cantonale (TRAM).
A presentarlo, come si legge su La Regione, è stata una ditta famigliare del Sopraceneri, che si è affidata all'avvocato Paolo Tamagni per opporsi all'obbligo di iscrizione all'albo.
Il legale sostiene che "in realtà l'obbligo di iscrizione ad un albo degli artigiani con tutti gli oneri che ne derivano è stato voluto quale strumento di natura economica volto a dirigere la concorrenza e dunque incostituzionale."
La ditta ha deciso di ricorrere "siccome è convinta che l'obbligo di iscrizione all'albo e tutte le limitazioni che ne derivano alla fine avranno effetti solo per gli artigiani ticinesi, poiché quelli svizzeri ed esteri potranno appellarsi alla LMI rispettivamente all'ALC", ovvero l'Accordo sulla libera circolazione delle persone.
Infine l'avvocato ritiene che non vi sia "alcuna ragione oggettiva per cui altre categorie di artigiani come gli armaioli, i meccanici d'auto, i carrozzieri, i riparatori di orologi, i tipografi, gli stampatori offset, i rilegatori, i riparatori radio e televisione, gli elettricisti, gli elettromeccanici, gli addetti alla tessitura e alla maglieria, i sarti, i materassai, eccetera, non sono stati assoggettati alla LIA allorquando gli obiettivi dichiarati dall'articolo 1 della LIA dovrebbero valere anche per loro!".
Quello dell'avvocato Tamagni dovrebbe essere il terzo o il quarto ricorso contro la LIA, il cui albo è entrato in vigore all'inizio di ottobre, con già diverse migliaia di artigiani iscritti, perlopiù ticinesi.
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