
Entrerà in vigore solo nel 2018 l'accordo tra Svizzera e Italia, che manderà in pensione l'attuale sistema dei ristorni sull'imposizione fiscale dei frontalieri.
Lo ha affermato ieri al Pirellone il consigliere del ministro dell'economia Piercarlo Padoan, Vieri Ceriani, illustrando i passi ancora da fare prima che l'accordo diventi realtà.
"È un documento politico che indica la direzione di marcia" ha affermato Ceriani, sottolineando che l'accordo dovrà ancora essere ratificato in Parlamento, dove verranno definite le modalità con cui tassare i frontalieri.
Il nuovo regime fiscale per i frontalieri in ogni caso entrerà in vigore solo dopo l'attuazione dello scambio automatico, quindi dal 2018. E lo farà in maniera graduale: "Penso a dieci-quindici anni, ma sarà il Parlamento a definirlo" ha spiegato Ceriani.
Il quale ha tenuto a rassicurare i frontalieri. "In media nel 2018, quando entrerà in vigore l’accordo, non pagheranno né più né meno di quello che pagano oggi" ha dichiarato, invitando a non terrorizzare i lavoratori con immotivati gridi d'allarme.
"Non devono esserci equivoci su questo tema, per non spaventare i lavoratori" ha sottolineato Ceriani, "l’aumento del prelievo da parte della Svizzera non è a spese del lavoratore, ma è lo Stato italiano che paga qualcosa alla Svizzera in un rapporto di redistribuzione tra Roma e Berna."
Nessun cambiamento, quindi, per i frontalieri e per i loro comuni di residenza. L'accordo, ha spiegato Ceriani, serve soprattutto per "svelenire il clima di tensione che si è creato tra due comunità che sono molto vicine sotto diversi punti di vista, riportandolo alla normalità di rapporti."
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