
Nuovo attacco a Giancarlo Bonifaccio, presidente dell'Associazione Ticinese Mastri Gessatori e Plafonatori (ATMGP). Già settimana scorsa il sindacato OCST aveva mosso pesanti accuse nei confronti del presidente a seguito della disdetta del CCL a fine settembre (vedi articoli suggerito). Accuse che avevano pure fatto scattare un'interrogazione all'attenzione del Governo da parte dei deputati PPD Giorgio Fonio e Lorenzo Jelmini. Oggi a puntare il dito contro Bonifaccio è il sindacato UNIA che dalla sua pagina denunciamoli.ch elenca una serie di abusi nel settore del gesso, in particolare presso l'azienda di Bonifaccio, la CPR SA, con sede a Barbengo.
Il sindacato accusa in particolare Bonifaccio di aver imposto, tra il 2015 e il 2016, riduzioni salariali a 13 dipendenti portandoli al minimo della categoria professionale. Un'operazione che, secondo UNIA, avrebbe permesso al presidente di ATMGP di ridurre la massa salariale annua di almeno 29mila franchi.
Il sindacato riprende poi il caso portato alla luce da OCST, riguardante la ditta SBSicurezza Sagl, che il presidente di ATMGP detiene per il 95%. Alcuni operai sono stati sorpresi a lavorare su alcuni cantieri, impiegati come gessatori, ma senza sottostare alle condizioni previste dal CCL del gesso.
"Sui banchi della commissione paritetica cantonale del gesso (CPC) c’è un rapporto che dimostra inequivocabilmente come il presidente dell’ATMGP abbia aggirato in maniera grave e ripetuta il CCL del gesso" scrive UNIA. "Almeno sei operai della SBSicurezza Sagl sono stati intercettati su quattro cantieri, mentre lavoravano come gessatori, quando invece lo scopo sociale è «l’acquisto, la vendita, la posa di serrature normali e di sicurezza, chiavi, cilindri, chiusure porte, l’esecuzione di sistemi di chiusura, di allarmi senza filo e interventi in caso di scasso». Secondo le informazioni, raccolte dai sindacati, i salari si aggirano tra i 20 e i 24 franchi orari, quando il CCL gesso impone un salario minimo di 24,60 franchi. Senza contare le indennità pranzo di 1,40 CHF/ora, il pagamento del prepensionamento, la protezione in caso di malattia e infortunio, ecc. Un bel guadagno quindi per il signor Bonifaccio".
"Nonostante tutte queste operazioni “lecite” (ma moralmente condannabili) e illecite (civilmente condannabili), il margine di profitto continua a scendere per gli impresari del gesso" commenta UNIA. "Per risollevarlo è dunque necessario aumentare il tasso di sfruttamento della forza-lavoro. Ecco perché Bonifaccio e soci hanno dato la disdetta del CCL gesso, legittimando tale posizione intransigente con la necessità di “modernizzare” le condizioni di lavoro nel settore". Con la disdetta "il dumping illegale praticato da Giancarlo Bonifaccio non esisterà più, perché in un mercato del lavoro senza regole e obblighi, il dumping diventa la legge della “domanda e dell’offerta”.
Da noi contattato Giancarlo Bonifaccio dice di non voler aggiungere ulteriori commenti rispetto a quanto già espresso settimana scorsa dopo le accuse di OCST, che ha respinto con veemenza.
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