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Nuovamente una punizione schock nell'esercito
Nuovamente una punizione schock nell'esercito
Nuovamente una punizione schock nell'esercito
Redazione
8 anni fa
A pochi giorni dal video di Emmen, oggi spunta un nuovo caso di punizione shock all’interno dell’esercito

A pochi giorni dal video di Emmen che ha scatenato indignazione e dure prese di posizione, oggi spunta un nuovo caso di punizione shock all’interno dell’esercito. Lo anticipa '20 minuti'.

Era l’estate del 2017. Ad Isone, nel corpo dei granatieri durante un’esercitazione con le bombe a mano una recluta se n’è dimenticata una in tasca. Una distrazione che al milite è costata una bastonata in testa. Il caposezione del corso ha infatti ordinato a una recluta di tirargli Citiamo "una mazzata" per punizione.

Nella versione del graduato, si trattava di un ramo di 12 centimetri di diametro. Il ragazzo è caduto in ginocchio ed è svenuto per qualche secondo ma non ha riportato lesioni. L’episodio è stato confermato dal portavoce dell’esercito Daniel Reist ai microfoni di TeleTicino: "Naturalmente l’esercito era al corrente di questo episodio. Sono stati presi anche dei provvedimenti disciplinari nei confronti del caposquadra e della recluta".

Per il presidente della società ticinese degli ufficiali Marco Lucchini anche questo nuovo caso è inaccettabile: "Non è possibile che su un errore o presunto tale fatto da un milite che comunque è un milite, d'élite ma di milizia, venga colpito o punito con un aspetto corporale. La punizione corporale non esiste non può esistere e non è accettabile in nessun caso".

Sulla bastonata non è stata aperta nessuna inchiesta disciplinare. Tutto si è risolto con una multa. 200 franchi alla recluta e 300 al caposezione. Ma secondo Lucchini non basta: "La giustizia militare non è mai vista molto bene. I signori con le mostrine violetto non sono amatissimi perché, se mi passa il termine, gli fanno un po' le pulci. Però lo fanno a scopo benefico. Nel senso che vogliono evitare che tu possa rifare un errore del genere. Pertanto, ripeto, in casi simili l'unica soluzione, soprattutto anche perché la più equidistante, sarebbe stata quella di sottoporre il caso alla giustizia militare che poi avrebbe deciso secondo quello che sono i canoni o rispettivamente il codice penale militare".

Il secondo caso emerso in pochi giorni, accade spesso che quando si rompe il silenzio su casi delicati, l’ondata di indignazione e coraggio scateni il fenomeno del 'me too' (anch'io). Che sia l’inizio di una lunga serie? Non è di questo avviso Danile Reist: "L’esercito non ha un problema di violenza, stiamo parlando di due casi isolati. Diamo molta importanza alla formazione dei soldati e dei quadri per quanto concerne il rispetto delle regole e dei valori".

Caroline Roth

Maggiori dettagli nel servizio del Tg di TeleTicino

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