Cerca e trova immobili
Bellinzona
Nuova scoperta all'IRB: 'anticorpi buoni' potrebbero aiutare contro il long Covid
© IRB
© IRB
Redazione
3 anni fa
I ricercatori dell'istituto di Bellinzona hanno scoperto una nuova classe di "autoanticorpi buoni", la cui presenza contribuisce a spegnere la risposta infiammatoria.

Talvolta in laboratorio si possono ottenere risultati inaspettati. È quello che è successo presso l'Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) di Bellinzona, dove i ricercatori hanno scoperto una nuova classe di "autoanticorpi buoni", associati a un decorso favorevole e a un minor rischio di long Covid. Lo studio è stato pubblicato recentemente sulla rivista Nature Immunology ed è stato condotto, oltre ai ricercatori dell'IRB, in collaborazione con i colleghi dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e Humanitas University di Milano, delle Università di Zurigo e Berna, del Gruppo Ospedaliero Moncucco, dell’Ente Ospedaliero Cantonale e di atenei negli Stati Uniti, Regno Unito e Italia.

Anticorpi e autoanticorpi

Nella malattia Covid-19, spiega l'istituto in una nota odierna, in genere gli anticorpi contro il coronavirus proteggono, mentre gli autoanticorpi sono nocivi. In questo caso, però, è stato scoperto il contrario, spiega Jonathan Muri, postdottorando presso l'IRB e coautore dello studio. “In precedenza si era osservato che gli autoanticorpi sono frequenti in malati Covid gravi, quelli che finiscono in cure intense. Invece in questo caso abbiamo scoperto l’opposto”.

Come agiscono gli autoanticorpi

Gli autoanticorpi in questione neutralizzano le chemochine, molecole che dirigono il traffico delle cellule immunitarie. “Le chemochine sono un po’ come i semafori: dicono alle nostre cellule immunitarie quando e dove andare nel caso di un’infezione per combatterla”, aggiunge Valentina Cecchinato, postdottoranda IRB e coautrice dello studio. “In presenza degli autoanticorpi, i semafori si bloccano e l’afflusso delle cellule che rendono cronica l’infiammazione diminuisce”. Insomma, si contribuisce a spegnere la risposta infiammatoria.

Il risultato confermato con pazienti di altri ospedali

Inizialmente increduli, i ricercatori hanno analizzato sangue di pazienti convalescenti da Covid-19 provenienti anche da due altri ospedali, con lo stesso esito. Ma com’è possibile che bloccare la risposta immunitaria sia d’aiuto nel Covid? “Il sistema immunitario in certi casi è un’arma a doppio taglio”, dice Mariagrazia Uguccioni, co-direttrice dello studio e vice-direttore IRB. "È importante attivarlo prontamente per neutralizzare il coronavirus, ma va anche spento al momento giusto, altrimenti può fare danni”. A portare i pazienti in ospedale è infatti solitamente l’eccessiva infiammazione indotta dall’infezione. Quindi gli autoanticorpi contro le chemochine potrebbero avere un effetto anti-infiammatorio benefico. “Il lavoro da svolgere è ancora molto”, aggiunge Davide Robbiani, co-direttore dello studio e direttore dell’IRB. "Per ora si può dire che la presenza di questi ‘autoanticorpi buoni’ è associata a un decorso più leggero e a un rischio minore che i sintomi continuino a lungo”. Un beneficio per i numerosi pazienti che continuano ad avere disturbi per settimane o anche mesi dopo aver neutralizzato il virus. 

I tag di questo articolo