
Nuova vicenda giudiziaria per l’ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità (DSS) già condannato in via definitiva per reati contro l’integrità sessuale. Nei suoi confronti, riferisce La Regione, è stata recentemente presentata una nuova denuncia da parte di una presunta vittima. I fatti, secondo quanto emerso, sarebbero avvenuti prima del 2019, anno del processo di primo grado, e al di fuori dell’ambito professionale dell’uomo. Sul caso sono in corso accertamenti del Ministero pubblico, coordinati dal procuratore pubblico Luca Losa. La Procura mantiene il massimo riserbo sull’inchiesta. Al momento vale la presunzione di innocenza.
La precedente condanna
L’ex collaboratore del DSS era già stato processato nel gennaio 2019 davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano. In primo grado era stato riconosciuto colpevole di coazione sessuale e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. La Corte aveva invece escluso la violenza carnale. Il verdetto era stato successivamente impugnato. Nell’aprile 2021 la Corte di appello e revisione penale aveva riconosciuto l’uomo colpevole anche di violenza carnale, per un episodio risalente al marzo 2004 ai danni di una giovane allora diciottenne. La pena era stata fissata in 18 mesi di detenzione, sospesi con la condizionale per due anni. La sentenza era poi divenuta definitiva.
Ripercussioni sul piano amministrativo e politico
Il caso aveva avuto anche conseguenze sul piano amministrativo e politico. Un audit esterno commissionato dalla Commissione della Gestione del Gran Consiglio, su impulso del presidente del Centro Fiorenzo Dadò, aveva evidenziato, nel 2023, carenze nella gestione del caso individuale e criticità più generali nell’amministrazione cantonale del personale. Conclusioni radicalmente diverse da quelle degli accertamenti demandati dal Consiglio di Stato al proprio consulente giuridico e al Cancelliere dello Stato, secondo cui l’operato dell’Amministrazione era stato corretto.

