
UNIA è senza pace. Il sindacato torna nella bufera dopo le turbolenze dello scorso gennaio, quando il segretario cantonale Saverio Lurati sospese tre sindacalisti di UNIA Bellinzona sospettati di mobbing: Matteo Pronzini, Siro Petruzzella e la segretaria amministrativa Teresa Guarna. Sospetti, va sottolineato, che per ora non hanno trovato riscontro alcuno. Ieri sera al bar Olimpia di Biasca si è tenuta un’affollata assemblea, presenti circa 180 iscritti, della sezione di UNIA Bellinzona, Biasca e Moesa, a cui ha partecipato anche il copresidente nazionale Renzo Ambrosetti. Un assemblea che ha regalato diversi colpi di scena e che ha rigettato il sindacato nelle polemiche. Innanzitutto il segretario cantonale Saverio Lurati ha confermato che alla direzione nazionale di UNIA c’è una denuncia per mobbing contro di lui. Mentre non esiste alcuna denuncia per mobbing contro Matteo Pronzini, come ha confermato alla sala Ambrosetti. Seconda faccenda, la più complicata, riguarda l’estromissione niente meno che di Gianni Frizzo dal comitato di UNIA Bellinzona, che il leader delle Officine ha presieduto fino a ieri sera. Vediamo perché. Ieri sera i delegati dovevano rinnovare il Comitato, i cui posti, sono suddivisi in quattro ambiti edilizia, industrie, artigianato e terziario. Alle industrie, il ramo di cui fa parte Frizzo, spettavano tre posti. Ma prima delle votazione, fra i delegati, è stato fatto circolare questo facs simile (guarda la gallery) della scheda di voto, con un’indicazione precisa sui candidati da sostenere. Tra questi non c’erano né Frizzo né Donatello Poggi. La votazione effettiva ha poi eletto proprio i tre candidati segnalati sul facs simile. Unico superstite delle Officine è stato Ivan Cozzaglio. Dal nuovo comitato di UNIA Bellinzona è stato escluso anche Pino Sergi. “Non me la sono presa e non me la prendo per una rielezione. Sono sereno e a 53 anni ho imparato che cos’è la dignità”, commenta Gianni Frizzo. “Purtroppo con quel pizzino – aggiunge - c’è stato un aggiramento della democrazia, molti operai, di altre nazionalità, non conoscevano i candidati e così hanno votato per chi gli veniva indicato”. Poi l’affondo: “La mia delusione – dice il leader delle Officine - è solo per quegli operai a cui i vertici di UNIA nazionali e cantonali stanno distruggendo una speranza. Danno l’illusione ai lavoratori portandoli in piazza con i fischietti e le bandierine, ma poi non risolvono i problemi alla radice. Quando parlavo con Andreas Mayer sapevo chi avevo di fronte, adesso non so cosa devo combattere”. Durissimo anche Donatello Poggi: “Che tristezza! Quello che è successo all’assemblea mi disgusta profondamente, in quanto l’elezione del comitato, che doveva essere democratica, è stata taroccata”. “Pensavamo che lo sciopero delle Officine – aggiunge Poggi - avesse insegnato qualcosa, invece ci ha riportati ai vecchi schemi di un apparato sindacale, quello dirigente, che invece di incoraggiare un sindacalismo aggressivo, si limita ad abbaiare e non morde”. AELLE
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

