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Nucleare, la Svizzera deve fare dietrofront? Il confronto tra Storni e Marchesi
Redazione
2 anni fa
Un'iniziativa chiede di eliminare il divieto di costruire nuove centrali atomiche in Svizzera andando contro alla strategia energetica 2050, approvata alle urne dagli svizzeri nel 2017. Ne abbiamo parlato con il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi e il consigliere nazionale socialista Bruno Storni.

125’830 svizzeri hanno sottoscritto l’iniziativa lanciata dai partiti borghesi “stop blackout”. Lo scopo è chiaro: che il divieto di costruire nuove centrali atomiche venga soppresso. Implicitamente, almeno. Il testo infatti non menziona gli impianti nucleari: si limita a sancire che sono ammissibili tutti i tipi di produzione di energia elettrica rispettosi del clima. Si tratterebbe dunque di tirare un colpo di spugna su quanto il 58% degli aventi diritto aveva stabilito nel 2017 approvando la strategia energetica 2050. All’epoca il disastro andato in scena a Fukushima nel 2011 era più vivo che mai nella memoria degli svizzeri. Oggi i tempi sono decisamente cambiati e almeno per alcuni, il nucleare non fa più così paura, anzi: viene ritenuto necessario. Sul tema hanno dibattuto a Ticinonews i deputati Piero Marchesi (UDC) e Bruno Storni (Partito socialista).

Marchesi: “Votare più volte su un tema non è un problema”

Per Marchesi, riportare gli svizzeri alle urne non equivale a una mancanza di rispetto della volontà popolare, dato che “è data la possibilità di raccogliere delle firme per lanciare iniziative popolari”, afferma il deputato democentrista. “Bisogna dire che da quando si votò sulla strategia energetica 20-50, anche sull'onda emotiva di quanto successo in Giappone, credo che di acqua sotto i ponti ne sia passata parecchia e dunque anche la situazione a livello energetico nel continente europeo presenta oggi delle condizioni che 5-7 anni fa non avremmo mai immaginato”. Oggi “si parla di possibili black out in Svizzera e ricordo che l'anno scorso il Consiglio federale ha emanato delle direttive per risparmiare energia e prevenire, quindi credo sia anche giusto ritornare a parlare del nostro approvvigionamento energetico”.

Storni: “Il nucleare ha dimostrato di non essere rispettoso dell’ambiente”

“Il testo dell'iniziativa dice che la produzione dell'energia deve essere rispettosa del clima, e io credo che il nucleare abbia dimostrato di non esserlo”, replica Storni. “Basta chiedere agli abitanti della provincia di Fukushima. In quello che è successo mi sembra che di protezione dell'ambiente ci sia ben poco”. Inoltre, ciò che è accaduto in Giappone “sta costando allo Stato locale tra i 200 e i 300 miliardi”. E sempre per quanto concerne il rispetto della biosfera, “se il nucleare fosse così rispettoso, non dovremmo cercare dei posti assurdi per sotterrare per le prossime decine di migliaia di anni le scorie”.

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