
Come riferito dalla Regione, la presenza di un call center a Novazzano non è gradita alla popolazione. Inizialmente è stata la politica (Insieme a Sinistra e Verdi) a muoversi in maniera preventiva, ma ora anche i cittadini hanno iniziato a mobilitarsi contro al progetto.
A lanciare una petizione, attraverso una lettera fatta recapitare ai proprio compaesani, è stato il gruppo “Per una Novazzano del vivere giusto”.
La prima a lanciare l’allarme per il nuovo call center, il quale solleva dubbi dal punto di vista etico e ambientale, è stata Manuela Pagani Larghi, mamma ed economista, e dalla sua volontà di far qualcosa per il proprio paese.
Nella missiva indirizzata agli abitanti si legge: “È inutile continuare a lamentarsi e a subire le scelte politiche. È giunto il tempo di fermarsi a riflettere insieme e di agire. Chiariamo subito: non siamo contro nessuno, tanto meno le istituzioni locali. Sentiamo, però, la necessità di aprire un dialogo con i nostri rappresentanti, soprattutto quando le loro decisioni non corrispondono ai nostri principi. Dunque, sarebbe bene sedersi assieme per trovare delle risposte. Ecco perché abbiamo pensato di domandare ai novazzanesi che cosa pensano di questa iniziativa imprenditoriale”.
Dunque negli abitanti di Novazzano non sembra fare effetto la creazione di 150 posti di lavoro, la maggioranza dei quali andrebbe a giovani lavoratori frontalieri, nonché l’investimento da 3,2 milioni di franchi. Danno da pensare invece i 42 posteggi (sotto la soglia della tassa di collegamento) e il forte traffico che si potrebbe venire a creare. Questo lo si intuisce dalle considerazioni finali dei promotori: “Non vogliamo un Comune ricco, ma un Comune nel quale sia piacevole vivere, dove si coltivi il senso di appartenenza e ci si possa incontrare piuttosto che scontrare, ci si possa conoscere ed aiutare, possibilmente anche in luoghi aperti, puliti e sicuri”.
Insomma il progetto del call center sembra destinato ad avere vita dura.
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