Novartis: “Prevalse logiche di profitto”
Lo afferma Vincenzo Cicero di Unia, che si rammarica che un’azienda di questo peso abbia scelto di lasciare il Ticino: “Con la sua forza economica avrebbe potuto salvaguardare questi 50 impieghi”
di Radio3i/MJ
Novartis: “Prevalse logiche di profitto”
Foto CdT/Crinari

Un fulmine a ciel sereno la notizia della chiusura di Pharmanalytica SA a Locarno da parte di Novartis, con circa 50 posti di lavoro che verranno soppressi entro il 2023. Una notizia che ha preso alla sprovvista anche i sindacati, anche perché, sostengono, difficilmente è dovuta alla crisi legata al Covid: “Chiaramente siamo estremamente dispiaciuti, soprattutto per i lavoratori coinvolti ma anche perché una realtà come Novartis, con la sua potenza, ha deciso per la chiusura di questo stabilimento”, ha affermato Vincenzo Cicero di Unia ai colleghi di Radio3i, aggiungendo “con la sua forza economica potrebbe tranquillamente permettersi di importare un altro tipo di produzione e salvaguardare questi 50 impieghi. Evidentemente hanno prevalso ancora una volta le logiche del mantenimento del margine di profitto”.

Come leggere questa chiusura?
“Da quello che si legge nel comunicato, perché anche noi apprendiamo la notizia da lì, è qualcosa di totalmente slegato dai rallentamenti e dalle crisi nell’industria delle esportazioni dovuti agli effetti del Covid. Probabilmente sono delle logiche di mercato alle quali Novartis ha deciso di rispondere in questo modo. C’è poco da aggiungere: si parla di cali nel settore dei farmaci tradizionali e quella era un po’ la base operativa per alcuni tipi di controlli di qualità su quel tipo di farmaci. Quindi non è assolutamente legato alla crisi Covid”.

Non è comunque un bel segno pensando anche che, presto o tardi, si vedranno le conseguenze della pandemia...
“Certamente. La crisi che arriverà dalla questione Covid ancora non si è affacciata alle nostre porte, quindi un segnale come questo ci preoccupa parecchio. Indipendentemente da questo bisogna comunque considerare che è un peccato che aziende di questo tipo se ne vadano da una realtà come il Canton Ticino, dove le imprese di queste dimensioni si contano – per esagerare – sulle dita di una mano”.

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