
Il restauro della cattedrale di Notre-Dame de Paris, colpita ieri da un violento incendio, durerà mesi e anni. Come annunciato oggi dal ministro francese della Cultura, Franck Riester, i due terzi del tetto sono andati in fumo, la guglia è crollata all'interno della cattedrale, creando un buco nella volta mentre una parte delle vetrate è andata distrutta.
Un bilancio pesantissimo che, come detto, richiederà molto tempo e molti lavori. Le vetrate intatte, ad esempio, dovranno essere smontate, preservate, restaurate. "Sarà il cantiere del secolo, perché ci vogliono tante specializzazioni diverse - ha commentato Jacopo Gilardi, docente della SUPSI e esperto in restauri e conservazioni, ai microfoni di TeleTicino.
"Devono esserci team multidisciplinari in grado di affrontare i problemi dai vari punti di vista. Ingegneri, architetti, esperti dei materiali fisici, delle costruzioni: tutte persone che normalmente lavorano nell'ombra ma che qua devono formare dei team".
Per Gilardi la cosa più importante è definire un concetto, una linea entro la quale si può lavorare. "Il problema è che ci saranno pressioni anche a livello di tempo. Io non invidio né chi ha montato quel ponteggio né chi dovrà prendere in mano questa cosa. Deve essere una sfida incredibile".
"Spero che abbiano l'intelligenza di affidarlo ad un team e non solo a due o tre persone perché questa cosa è importantissima. Lo abbiamo visto con restauri molto meno impegnativi come i lavori alla Cattedrale di Lugano: si formano dei piccoli team che riescono a lavorare velocemente. L'importante è avere un concetto base che sia condiviso da tutti, a quel punto si riesce a lavorare bene".
Anche a Notre-Dame "la pietra la fa da padrone insieme al legno, che è la struttura leggera che viene usata per i tetti". Un altro problema è rappresentato dal fatto che "il collante di tutto questo sono le malte a base di calce che noi ormai non utilizziamo più".
"A parte i restauratori non esiste più nessuno che usa questi materiali. Però i francesi in questo sono molto avanti, loro sono riusciti addirittura a costruire un castello partendo da zero, senza usare niente di moderno. Ci metteranno 30 anni ma più o meno ce la stanno facendo. Le competenze ci sono", ha spiegato Gilardi.
"Quando succedono queste cose ci si rende conto che prima di tutto quelle costruzioni sono durate 800 anni; nessuno ci dirà quanto dureranno i cubetti di cemento armato che costruiscono adesso, ma lo vediamo già: quelle che hanno 30 anni sono da rifare - ha concluso - Quella era una cosa costruita per durare, bisogna ragionare in quella direzione lì: la scelta dei materiali, le tecniche di applicazione dei materiali, devono essere fatti con lo scopo di durare. Cosa che noi moderni abbiamo dimenticato..."
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