
Le recenti prese di posizione del Collettivo R-Esistiamo sulla situazione al Centro asilanti di Camorino non sono passate inosservate alla politica. In una nota stampa diffusa ieri, ricordiamo, il Collettivo aveva denunciato la scomparsa di un asilante nigeriano che è stato prelevato dalla Polizia e di cui si sarebbero perse le tracce.
Una versione dei fatti che non è andata giù al direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, il quale ha voluto replicare via social a quanto affermato negli scorsi giorni. "Tra manifestazioni non autorizzate, denigrazione di autorità e funzionari e fumo negli occhi alla cittadinanza, di questi giorni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori dalla manciata di immigrazionisti ostinati - ha tuonato su Facebook - E tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news!"
Gobbi tiene quindi a fare alcune precisazioni: "Primo. Il presunto sciopero della fame? È durato - udite bene - un solo pasto. I migranti hanno infatti volontariamente saltato un unico pranzo; cosa che molti lavoratori ticinesi fanno per poter recuperare faccende arretrate, e non per puro e semplice diletto mediatico".
"Secondo", prosegue il consigliere di Stato leghista, "le condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino sono state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito".
E ancora: "Terzo. Gli immigrazionisti si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti a Camorino avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non hanno più diritto di rimanere sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM)".
Infine, Gobbi ha chiarito anche il caso dell'asilante scomparso. "La realtà? Si tratta di un "caso Dublino", ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d'asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta".
In conclusione il consigliere di Stato invita a "resistere alle 'fake sentimental stories'": "Io sto con chi dice le cose come stanno, con chi rispetta le regole e con chi - presente legalmente - vuole integrarsi".
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