
È stata lanciata ufficialmente stamattina l'iniziativa "Fuori dal vicolo cieco", promossa da circa 300 imprenditori, intellettuali, esperti di diritto e personaggi della società civile con l'obiettivo di portare il popolo svizzero ad esprimersi nuovamente sulla libera circolazione.
Nel comitato vi sono pure due illustri ticinesi, il clown Dimitri e l'avvocato Paolo Bernasconi.
Il primo si trova attualmente in Germania per una tournée e risulta irraggiungibile. Il secondo si è invece prestato ad illustrarci il parto, i contenuti e gli obiettivi dell'iniziativa.
"L'idea di lanciare un'iniziativa è nata dalla coscienza che tutti abbiamo dell'importanza di trovare una soluzione all'impasse creatosi dopo il 9 febbraio" afferma l'avvocato Bernasconi. "Una soluzione che sia veramente nell'interesse della Svizzera, della popolazione svizzera, dell'economia svizzera, e nel rispetto di tutte le persone coinvolte."
Non crede sia antidemocratico chiedere di annullare una decisione popolare?
"Per fortuna il nostro paese è democratico, per cui i voti non si annullano" risponde l'avvocato Bernasconi. "La nostra iniziativa non chiede di annullare una votazione, bensì di prendere atto delle enormi difficoltà che l'iniziativa UDC ha messo in evidenza. Difficoltà che forse non erano state messe a preventivo da molte persone che l'hanno approvata. Riteniamo legittimo, in un regime democratico, presentare delle proposte, tenendo conto dell'evoluzione dell'Europa."
Secondo lei il voto su Ecopop rappresenta un'inversione di marcia? L'esito vi ha dato coraggio?
"La votazione di Ecopop è sicuramente un segnale importante, ma la nostra iniziativa di aiuto alla riflessione è partita ben prima. Il segnale dato dal voto di domenica è che in molti non desiderano misure dirigistiche, coattive, riguardo a un tema come quello dello sviluppo demografico ed economico. Il nostro non è un paese dirigista, è sempre stato liberale e vuole rimanerlo. Non vogliamo andare verso la dittatura."
Perché nel comitato non ci sono politici?
"Se ci saranno dei politici che vorranno aderire tanto meglio, ma almeno inizialmente non volevamo proporre il solito comitato con rappresentanti dei soliti partiti, perché avremmo costruito degli steccati. Noi non vogliamo costruire barriere, ma favorire il dialogo per trovare soluzioni praticabili. I politici invece spesso operano solo in funzione elettorale o di salvaguardia del potere. Inoltre questo manifesto è nato da circoli che si sono messi a riflettere, circoli trasversali rispetto alle ideologie, composti essenzialmente da parte di tecnici. Riconosco che l'iniziativa era da lanciare prima del 9 febbraio, ma purtroppo tanti si sono mossi tardi, perché non avevano capito bene l'impatto che avrebbe avuto l'approvazione dell'iniziativa UDC."
Non crede che questa iniziativa possa dare il via a una pericolosa serie di "contro-iniziative" che, oltre a creare un'impressionante mole di lavoro per l'amministrazione pubblica, priverebbe di senso la democrazia diretta?
"La nostra non è una contro-iniziativa. Oggi il Consiglio federale è confrontato con difficoltà davvero colossali, fuori dall'ordinario, per cercare di mettere in pratica l'iniziativa UDC. Noi vogliamo stimolare la riflessione, offrire alternative. Ci sono iniziative che vengono applicate facilmente, altre meno, ma qui siamo di fronte a un caso straordinario. Faccio un esempio: l'iniziativa Minder non è ancora stata applicata e intanto diverse aziende hanno già trovato dei sotterfugi per scamparle. Ma nessuno ha pensato di lanciare una contro-iniziativa."
Crede che l'iniziativa "Fuori dal vicolo cieco" avrà successo, anche senza il sostegno di partiti politici?
"Non è la prima volta che un'iniziativa parte senza il sostengo dei partiti politici, ma arriva comunque in porto. Pensiamo ancora all'iniziativa Minder. È una strada in salita, ma l'abbiamo già percorsa una volta, possiamo farlo ancora."
Andrea Stern
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