
Nonostante ieri fosse il cosiddetto V-Day, il primo giorno del vaccino in Ticino, sembra permanere ancora molto scetticismo nella popolazione riguardo a questo tema. Inoltre guardando ai casi giornalieri, le feste non sembrano aver ridotto di molto la curva pandemica. Teleticino ha intervistato in merito Paolo Bianchi, direttore della Divisione salute pubblica del DSS, per fare il punto della situazione.
Malgrado le raccomandazioni sembra ancora difficile per molti fidarsi del vaccino. Sono preoccupazioni giustificate secondo lei?
“No, non lo credo, perché la prima garanzia è la decisione di omologazione di Swissmedic del 19 dicembre per Pfizer e che attendiamo nelle prossime settimane per gli altri vaccini. Decisioni prese con la procedura ordinaria nonostante tutta la pressione. Oltre a questo, dobbiamo dire che il vaccino è stato testato su larga scala, su decine di migliaia di persone e non vi sono controindicazioni o reazioni gravi che sono state censite, a parte qualche piccolo malessere. In ogni caso degli effetti veramente ridotti e direi insignificanti rispetto ai rischi di una complicazione e di un decorso grave della malattia”.
Pfitzer negli scorsi giorni ha lanciato un allarme, dicendo “se non velocizziamo l’omologazione degli altri vaccini rischiamo di non averne abbastanza. Sotto il profilo burocratico quanto manca per le altre omologazioni?
“Non abbiamo indicazioni in merito da Berna, confidiamo sia questione di settimane, almeno per il vaccino di Moderna. Quello di AstraZeneca sembrava più in ritardo ma la decisione di omologazione in Gran Bretagna accelererà probabilmente la ratifica a livello europeo e svizzero. È chiaro che la preoccupazione di Pfizer è reale, c’è una popolazione mondiale che va capo a questo vaccino quindi ci vorrà tempo per soddisfare tutti. Il nostro obiettivo ovviamente è di utilizzare il vaccino appena possibile”.
Secondo lei quando riusciremo a lasciarci alle spalle la pandemia?
“Noi confidiamo comunque di poter vaccinare su larga scala dalla fine di marzo. Per giugno o luglio il processo dovrebbe essere terminato, in questo senso. Quello che richiediamo è piuttosto un’accelerazione di questa procedura e pensiamo che il sistema aiuterà nel velocizzare le cose”.
In Cure intense siamo a quota 50, con 44 ventilati. Moncucco ha aumentato i posti letto, ma siete preoccupati per il periodo dopo le festività?
“Siamo preoccupati perché, lo ripetiamo, abbiamo superato il doppio dei pazienti ricoverati durante la prima ondata. Trasciniamo una situazione di grosso carico sugli ospedali da metà novembre e negli ultimi giorni abbiamo visto un aumento delle ospedalizzazioni. La Moncucco si sta applicando per aumentare di 7 unità i letti ma per fare questo bisogna anche far capo al personale delle altre strutture”.
Secondo lei è in arrivo qualche nuova misura, a livello federale o cantonale?
“Certamente non stiamo ancora vedendo l’effetto delle misure adottate a dicembre, anche se speriamo di vederlo presto. Ma sì, non stiamo osservando una diminuzione dei contagi. Ricordiamo che in Romandia nel mese di novembre, con misure analoghe, la diminuzione è stata del 60/70% nel giro di due-tre settimane. Questa situazione preoccupa: i dati sono difficilmente confrontabili in queste settimane per via dei giorni di festa. C’è stata una riduzione dei casi nell’ultima settimana, ma questa è stata compensata da un aumento della piramide dell’età e in particolare degli over 60 contagiati, con un maggior rischio di ospedalizzazioni”.
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