Cerca e trova immobili
Ticino
"Non tocca alla scuola insegnare a sciare"
Redazione
13 anni fa
Nel dibattito sull'obbligo dei corsi di sci in Ticino, Claudia Crivelli Barella presenta il rapporto di minoranza della sinistra

È possibile o impossibile organizzare tutte le settimane bianche delle scuole ticinesi su territorio cantonale? Secondo Claudia Crivelli Barella, al di là della capacità logistiche delle stazioni sciistiche ticinesi, la questione non si pone. Non è infatti compito della scuola, secondo la deputata dei Verdi relatrice del rapporto di minoranza sulla mozione di Nadia Ghisolfi, insegnare agli studenti la pratica dello sci.

Secondo Crivelli Barella e i cofirmatari Cavalli, Lepori e Malacrida, prioritario per le classi è, durante le settimane verdi, il fattore sociale, di coesione, di apprendimento delle capacità di vivere insieme e di adattarsi alle dinamiche di gruppo, non disgiunto dalle competenze motorie (escursioni, pelli di foca, osservazione dell’ambiente naturale, della flora e della fauna,…) e culturali (storia, geografia, insediamenti umani).

"Lo sci crea delle disparità sociali notevoli" affermano i granconsiglieri. "Anche i ragazzi che imparano a sciare durante le settimane bianche, non avranno occasione di praticare tale sport se non provengono da una famiglia agiata e che pratica tale attività. Il disagio è confermato da allievi che non hanno mai sciato che si trovano con materiale in prestito di fronte agli sci di ultimo modello e alle competenze sciistiche dei “figli di papà”."

I commissari di minoranza aggiungono che "i costi sociali dello sci sono alti (fratture, lesioni, morti) e qualsiasi persona puo’ agevolmente esercitare le proprie abilità motorie e sportive senza forzatamente dover sciare (diverso il discorso, ad esempio, per la capacità di nuotare, che puo’ salvare la vita ed è conforme alla nostra geografia e alle possibilità offerte dai nostri laghi e fiumi)."

Inoltre, secondo Crivelli Barella e cofirmatari, "lo sci di discesa comporta ferite profonde nel tessuto naturale delle montagne, con conseguenze sull’ecosistema e sulla vita degli animali dei boschi, e con fratture ben visibili anche d’estate, con conseguente perdita di attrattiva turistica per le regioni montane."

"Se anche noi auspichiamo un sostegno alle regioni periferiche anche attraverso corsi mirati, scuole verdi durante tutto l’anno, colonie montane, escursioni e richiamo di scuole ed escursionisti da altre parti della Svizzera" concludono Crivelli Barella e cofirmatari, "non ci sembra opportuno imporre dall’alto ai docenti dei vincoli che non tengono conto dei programmi e dei desideri delle singole classi: in questo senso, la libertà di scelta e il poter arrivare insieme, come gruppo-classe, ad una decisione, ci paiono premesse fondamentali del vivere sociale."

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata