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Ticino
“Non sono una minaccia per l’ordine pubblico”
“Non sono una minaccia per l’ordine pubblico”
“Non sono una minaccia per l’ordine pubblico”
Redazione
8 anni fa
Il TRAM ha confermato la revoca del permesso C di un giovane italiano con diversi precedenti

“Non sono una minaccia per l’ordine pubblico”. Una giustificazione che il Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) non ha condiviso al momento di confermare la revoca del permesso di domicilio di un 30enne cittadino italiano, decisa il 27 ottobre 2016 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Il giovane, giunto in Svizzera poco dopo la sua nascita per ricongiungersi con i genitori, ha interessato a diverse riprese le autorità giudiziarie penali durante il suo soggiorno. In due occasioni (nel 2013 e nel 2014) era stato condannato per aggressione e, rispettivamente, vie di fatto e minacce. La condanna più grave risale però al 10 marzo 2016, quando la Corte delle assise criminali gli aveva inflitto la pena detentiva di 4 anni e 3 mesi per infrazione aggravata legge federale sugli stupefacenti, in correità con il padre (già residente in Ticino), riciclaggio di denaro e ripetuta infrazione alla legge federale sulle armi. Il 30enne aveva acquistato, detenuto e trasportato circa 3,5 kg di eroina e 15 grammi di cocaina in Ticino e nel Canton Zurigo e aveva tentato di acquistare delle munizioni calibro 9 mm in un’armeria allo scopo di consegnarle poi a una terza persona. Dall’inchiesta era inoltre emerso che il 30enne, attualmente in assistenza, si è limitato ad effettuare saltuariamente un qualche lavoretto da pittore "in nero" e per anni è stato dedito al gioco d'azzardo, spendendo gran parte del denaro accumulato con i suoi traffici illeciti.

Nel luglio 2016, la Sezione della popolazione del DI gli ha comunicato di voler rivalutare la continuazione del suo soggiorno, e - dopo avere raccolto le sue osservazioni - gli ha revocato il permesso di domicilio per motivi di ordine pubblico, fissandogli un termine coincidente con la sua scarcerazione per lasciare il territorio svizzero. La decisione era stata confermata su ricorso dal Consiglio di Stato e, il 19 dicembre scorso, dal TRAM.

Il ricorrente aveva inutilmente fatto leva sul suo comportamento tenuto nel corso dell'inchiesta, durante il periodo di espiazione della pena, nonché dopo il suo rilascio, ma non c’è stato nulla da fare. Per la Corte cantonale bisogna ammettere che, con una condanna a 4 anni e 3 mesi da espiare, l'interessato “si è reso colpevole di una serie di azioni delittuose estremamente gravi”. In particolare “i reati in materia di stupefacenti non vanno assolutamente sottovalutati, dal momento che toccano un settore particolarmente sensibile dell'ordine pubblico e rappresentano infatti un pericolo serio e concreto per un interesse fondamentale della società, come la lotta al traffico di droga e al diffondersi del suo consumo, nonché per un bene giuridico essenziale quale la salute pubblica”.

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