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"Non solo formazione, ma anche l'empatia necessaria"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Teleticino
4 anni fa
La riforma delle autorità di protezione, approvata alle urne, punterà su funzionari formati, con una transizione svolta in collaborazione coi comuni già in atto.

Con il 77,5% dei consensi la scorsa domenica il popolo ticinese ha approvato la riforma dell’organizzazione delle autorità di protezione. Una svolta storica: dall’attuale soluzione amministrativa si passerà ad una gestione che si appoggia sul sistema giudiziario. Le 16 autorità regionali di protezione diventeranno 4 preture di protezione. Tuttavia, come conferma la direttrice della Divisone della giustizia Frida Andreotti ai microfoni di Ticinonews, c'è ancora molto lavoro da fare. “C’è ancora tanto da fare, a cominciare dalle discussioni che si terranno in Parlamento su come organizzare questa autorità, mentre a noi, come Dipartimento Istituzione Divisone della giustizia spetta stabilire le norme di funzionamento di questi enti: la regolamentazione dei rapporti con i comuni, delle interazioni con i cittadini, ad esempio per permettere di segnalare delle situazioni di disagio in modo semplice ed efficace". 

Stretta collaborazione tra comuni e giudiziario

Prima che la riforma venga messa in atto sono previste altre tappe in Parlamento: nelle previsioni più ottimistiche l'iter prenderà circa due anni e mezzo. Nel frattempo, per facilitare il processo e migliorare la situazione attuale, continuano ad avere luogo gli incontri tra i comuni, Divisione giustizia e Camera di protezione: "In caso di necessità di risorse o di rendere più efficiente un certo tipo di attività, discutiamo con i comuni che oggi sono competenti. Stimoliamo inoltre le municipalità, per esempio, a designare persone con la formazione necessaria. Questo lavoro andrà avanti fino a quando il Cantone non riprenderà poi totalmente l’attività dell’autorità di protezione”.

Formazione professionale ed empatia

Secondo Andreotti, la riforma si è resa necessaria in seguito all'emergenza di alcune lacune professionali nella gestione comunale delle fasce più vulnerabili, aggravata in alcuni casi da una scarsa predisposizione personale dei funzionari alla tematica. Per questo motivo la riforma punterà sulle competenze: “Sarà il Parlamento a nominare le persone specializzate che lavoreranno assieme al pretore di protezione, il giurista. Questo sarà affiancato da un operatore sociale, e i due assieme prenderanno decisioni adeguate tenendo conto dell'utente e del suo bisogno di protezione". Ciò permetterà di ovviare alla situazione attuale, appoggiandosi su dei professionisti dotati di una specializzazione formale dal punto di vista formativo. Parallelamente alla preparazione professionale, si auspica, verranno affiancate delle competenze a livello personale, "per gestire al meglio questi casi e per comprenderli ancora meglio. Non solo quindi una formazione professionale, ma anche con l’empatia necessaria per essere vicino alla persona per la quale si devono prendere delle decisioni”.