
Uno dei punti in sospeso della serata di ieri era il ruolo del Cantone nell’approvare le decisioni del Municipio. Intervistato da Teleticino, il Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli ha ribadito lo scetticismo del Cantone riguardo al percorso dello sgombero, specificando che Bellinzona ha semplicemente concesso forze di polizia addizionali a un comune in difficoltà: “Per quanto riguarda sgombero e demolizione, scenari proposti dalla polizia cantonale, i due sì sono arrivati da Lugano”. Secondo Bertoli inoltre proprio gli atti di ieri sera rischiano di complicare il tanto auspicato dialogo: “Non so se è stata la scelta migliore (...) Non avere una casa porterà la gente a star fuori e non so se questo migliorerà le cose”.
Come valuta quanto accaduto ieri?
“In termini generali mi pare si sia messo in moto quel processo che il Governo aveva indicato a Lugano come potenzialmente problematico nella misura in cui si fosse arrivati a uno sgombero. C’è da attendersi un periodo non facile, la storia ci dirà quali saranno le esatte conseguenze di questa scelta. Però anche la manifestazione di oggi sembra l’inizio di questo percorso”.
Quindi, come Presidente del Consiglio di Stato, deplora quanto accaduto?
“No, noi avevamo detto che la scelta dello sgombero è una scelta della Città di Lugano. Una volta presa questa strada era abbastanza normale che si arrivasse a uno sgombero effettivo che lascia aperto cosa succede dopo. Noi avevamo detto: occhio che se succede questo il dopo potrebbe durare mesi. Siete coscienti di questo e delle forze dell’ordine che potrebbero essere necessarie? Questa la nostra posizione nero su bianco”
Secondo molti osservatori la presenza del Cantone è stata molto sullo sfondo, lo stesso Borradori ieri ha detto tra le righe che si aspetta un appoggio da parte del Cantone. Cosa risponde a queste critiche?
“Il Cantone ha due punti di contatto molto precisi con questa questione: il primo è legato a una locazione alternativa contenuta nella convenzione, che non ha mai avuto seguito. Si sono attivati gruppi di lavoro e l’ultimo gruppo di lavoro è quello che ha votato l’ultima risoluzione. Questo era il nostro ruolo nero su bianco. Il secondo ruolo del cantone è dato dalla legge di collaborazione delle polizie che indica che quando un comune non riesce a gestire una situazione può chiedere aiuto alla polizia cantonale. Questo è quanto successo sabato: ci è stato comunicato che era stato disposto un dispositivo per evitare il degenerare della manifestazione e ci è stato detto che lo sgombero non era tra le prospettive. Poi le cose sono andate diversamente e la polizia ha posto due questioni al Municipio, sgombero e demolizione, cui il Municipio ha risposto con un doppio sì”.
Il municipio ha ribadito la volontà di instaurare un dialogo. Per lei non è un’ipotesi fattibile?
“Credo sia l’unica ipotesi possibile per trovare una soluzione e l’unica strada percorribile. Dopo se per parlare con chi è reticente al dialogo la soluzione migliore sia schiacciargli i piedi con una ruspa non lo so... dipende dal modo di vedere le cose. È chiaro che il dialogo qui è molto difficile ma è sicuramente l’unico modo di uscirne”.
Quanto accaduto stanotte non potrebbe essere l’unico modo per ripartire, rendendo ancora più urgente il tema? Forse si riusciranno a trovare persone disposte al dialogo?
“Questo è sicuramente vero, il problema del dialogo è il problema numero uno e c’è una parte che si è sottratta in maniera importante, rendendo le cose ovviamente difficili. Poi non so se demolire il luogo dove fino a oggi si teneva l’autogestione sia il modo migliore per far ripartire questo dialogo. Quello che è abbastanza chiaro è che adesso l’autogestione non ha una casa e che i problemi sorti che hanno portato ad acuire il confronto sono avvenuti fuori da quella casa: non è stata l’attività ordinaria del Molino a creare problemi ma quanto successo fuori. Non avere una casa porterà la gente a star fuori e non so se questo migliorerà le cose. Io mi auguro una stagione di dialogo, ma ho il presentimento che sia più difficile”.
Cosa si immagina per i prossimi giorni o settimane?
“Non è il mio ruolo fare profezie. Noi abbiamo chiesto al Municipio di valutare bene cosa stavano facendo perché non è pensabile mobilitare le polizie comunali e cantonali per mesi”.
Ma avrete un ruolo più attivo nella vicenda?
“Il nostro ruolo era legato ai due punti che ho riportato. So che domani dovrebbe essere in discussione in Gran Consiglio la possibilità di chiedere al Cantone di fare il mediatore. Il Cantone non si tirerebbe indietro ma solo ovviamente se ci fosse un’accettazione da parte delle parti, altrimenti partirà zoppa”.
Si era proposto Boas Erez...
“Chissà. Il punto principale non è chi sarà il mediatore ma se le parti lo riconoscono, senza questo riconoscimento si può fare poco”.
Ma come si fa a dialogare se qualcuno non vuole? Secondo lei come si dovrebbe procedere?
“Io credo che si debba semplicemente insistere. Non so se questo è diventato più facile o più difficile senza un luogo per l’autogestione, personalmente ritengo che le cose si siano fatte un pochino più complicate. La storia ci dirà se le cose sono andate per il meglio o per il peggio. Ad ogni modo ne parleremo anche in Consiglio di Stato”.
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