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Ticino
"Non so come farà Denti dopo il 19 aprile..."
Redazione
11 anni fa
Armando Boneff stila un bilancio dei suoi 12 anni di Gran Consiglio. "Sono stato un politico per caso"

È dall’ottobre del 2014 che siamo al corrente della decisione di Armando Boneff di lasciare il Gran Consiglio. Dopo tre legislature, il popolare democratico ha infatti deciso di non ricandidarsi. A 62 anni il vignettista del Giornale del Popolo, che ha sempre cercato di scindere l’umorismo dalla spudorata propaganda, non partecipa quindi più alla stressante corsa ai voti caratteristica dei giorni precedenti lo spoglio delle urne per il Gran Consiglio.

Signor Armando Boneff, come è iniziata la sua avventura in politica?

A dire il vero per caso. Ho cominciato nel 2003, a 49 anni, senza esser mai stato attivo politicamente prima. Lavoravo già come vignettista collaborando da tempo con il Giornale del Popolo e un amico PPD mi ha chiesto di trovargli un candidato per completare la loro lista per il Gran Consiglio. Essendomi scordato di fare il compito, tra il serio e il faceto mi sono autoproposto. Con mia grande sorpresa mi sono ritrovato eletto: insomma sono un "politico per caso". Ho tuttavia assunto la carica con senso di responsabilità e passione, per poi ricandidarmi più consapevolmente altre due volte.

Ho deciso di non più candidarmi perché credo che ci sia un tempo per tutto e, nel mio caso, 12 anni rappresentano un periodo ideale per essere attivo in Gran Consiglio. Ho dato quello che potevo ed ora per me è tempo di passare il testimone. Ritengo che in Parlamento debbano essere rappresentate tutte le fasce d’età, ma fissare dei limiti alla permanenza dei politici è opportuno per evitare un ristagno di relazioni e di idee. La legge fissa questo limite a quattro legislature, a me ne sono bastate tre.

Quale bilancio può trarre del periodo trascorso in Parlamento?

È difficile condensare un'esperienza tanto ricca in poche righe, tuttavia in positivo sono stato testimone di avvenimenti importanti quali la nascita di nuovi comuni "allargati", e ho imparato a conoscere la variegata popolazione ticinese. Purtroppo ho anche constatato il progressivo scadimento del modo di fare politica, cambiamento che va ben oltre l'aspetto formale. Sono sempre interessanti le rotture con il passato, ma nel nostro caso assistiamo ad una escalation di mancanza di rispetto per le idee e per le persone. È scemata l'etica comportamentale e vi è una diffusa tendenza ad appropriarsi di soluzioni populiste anche se in antitesi con i propri valori di riferimento.

La popolazione, afflitta da preoccupazioni effettive sovente "amplificate" da politici senza scrupoli, è in cerca di risposte rassicuranti. Rispondere ciò che il popolo si aspetta semplificando e illudendo le persone è molto pagante dal punto di vista elettorale, ma nuoce al Paese che, nella migliore delle ipotesi, perde tempo e opportunità. Questo fenomeno esiste da tempo, ma mentre prima era una prerogativa di pochi, ora sta contagiando tutti i partiti che, purtroppo, in campagna elettorale si servono della stessa forma per comunicare. Mi chiedo seriamente come facciano gli elettori a distinguere e a scegliere un partito...

Questa deriva generale rischia di portarci ad essere assorbiti, spazzati via da fenomeni planetari e da realtà assai più importanti. Dobbiamo renderci conto che il Ticino non ha un grande peso nemmeno all'interno della Confederazione, figuriamoci se possiamo essere interlocutori ascoltati dell'Unione Europea! Se perdiamo i valori costituenti della Svizzera (concordanza, rispetto, solidarietà...) e contribuiamo allo smantellamento dello Stato federale che ci preserva come minoranza, ci tagliamo l'erba sotto i piedi. Non abbiamo gli argomenti né i numeri per imporci e solo con un'unità d'intenti ticinese sostenuta da un'adeguata azione "diplomatica" verso Berna, abbiamo qualche possibilità di migliorare le nostre condizioni. Anziché partecipare al massacro mediatico contro chi si occupa di politica, dobbiamo spingere e sostenere chi dimostra capacità e carisma. Nel PPD, individuo tre personalità interessanti per il Ticino: Filippo Lombardi, Marco Romano e Luigi Pedrazzini.

Cosa ne pensa di Franco Denti e del suo passaggio ai Verdi?

Denti ha operato una mossa opportunistica "pro domo sua". Ha visto la malparata interna e ha scelto di mettersi con il gruppo che gli avrebbe garantito un posto in Gran Consiglio. Da uomo onesto l'ha ammesso egli stesso senza mezzi termini. Tuttavia non capisco, dopo il 19 aprile, come potrà conciliare il suo referente cristiano con la politica "savoiarda" anti-straniera e, fra l'altro, favorevole all'eutanasia. Onestamente le sue critiche nei confronti del PPD mi sono sembrate pretestuose. Un politico che si propone come ministro a livello cantonale dovrebbe riuscire a farsi ascoltare almeno dai "suoi"; se non ci riesce c'è qualcosa che non gioca...

Per concludere: qual è il ruolo dei vignettisti durante il periodo elettorale?

Essere vignettista e deputato contemporaneamente mi ha obbligato ad una sorta di esercizio di sdoppiamento. Mi sono divertito a giocare il doppio ruolo del boia e dell'impiccato, che presuppone la volontà di osservare la realtà da punti di vista a volte diametralmente opposti. Essere vignettista in un Paese democratico ti rende comunque consapevole che, anche se sbagli la mira, il rischio di lasciarci la pelle è comunque nullo... Non ho mai usato la vignetta per rafforzare il mio ruolo politico né per vendicarmi di qualche torto subito. Malgrado ciò ringrazio il Direttore del Giornale del Popolo per aver tollerato qualche "uregiatata", sfuggitami per errore pulendo la penna...

SC 

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