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Ticino
"Non siamo tutti xenofobi e razzisti"
Redazione
11 anni fa
La neo deputata socialista Gina La Mantia ha le idee in chiaro: "Bertoli? Ha fatto bene. Lurati? È difficile da sostituire"

È sulla scena politica all’interno del partito socialista da più di 12 anni e al suo terzo tentativo di entrare in Gran Consiglio, Gina La Mantia ce l’ha finalmente fatta. Nata e cresciuta in Svizzera interna, ma da 24 anni residente nel comune di Blenio dove, insieme al marito, si occupa di una piccola impresa per la costruzione di riscaldamenti a legna, la neo deputata socialista è pronta per entrare in Parlamento con le idee ben in chiaro.

“Speravo naturalmente di essere eletta” ci racconta, “ma ho atteso fino alla fine per vedere i risultati, visto che è la terza volta che mi presento".

Cosa è cambiato questa volta?

La costanza ha probabilmente premiato. Ho redatto diversi scritti e ho partecipato con costanza a diversi convegni e dibattiti. Probabilmente in questo modo mi sono fatta conoscere meglio alle persone.

Cosa pensa invece dei risultati del suo partito?

Mi dispiace molto per l’unico seggio raggiunto e per il mio gruppo Tre Valli, che è molto unito. Anche se forse non era realistico, speravo che almeno due persone della nostra regione entrassero in Parlamento. Non è stato sicuramente un buon risultato.

Cosa non ha funzionato?

È difficile da dire. Abbiamo proposto nuovi canali d’informazione, come la rivista “C'è”, dove abbiamo esposto tutte le informazioni e i temi cari al partito, così come le cose che abbiamo fatto. Naturalmente non cavalchiamo temi populisti e quindi non abbiamo risposte e soluzioni facili. Forse è per questo che la popolazione fa fatica a seguirci.

Poche ore dopo la sconfitta, sono emerse voci critiche all’interno del partito. C’è chi ha chiesto la testa del presidente Saverio Lurati, e chi ha preso di mira il ministro Manuele Bertoli.

Non voglio criticare Bertoli per il suo discorso del 9 febbraio. Anzi, non ha detto nulla di scandaloso. La polemica è uscita molto più tardi ed è stata ingigantita dai media.

Per quanto riguarda la presidenza, bisogna trovare anche qualcuno in grado di sostituire Lurati. Non è così semplice, è un compito scomodo, ci vuole qualcuno che si assuma la responsabilità e abbia il tempo e la passione di portare avanti il partito. Lurati è un presidente attivo, non me la sentirei di chiedergli di dimettersi. La situazione è al momento difficile. Lui stesso ha ammesso che potrebbe ritirarsi una volta finito il suo mandato, che dovrebbe scadere fra un anno, dopo le comunali. Non è il tipo che sta attaccato alla sua “cadrega”.

Lei fa parte del comitato del Coordinamento delle donne di sinistra. Come giudica la rappresentanza femminile in Parlamento e Governo?

L’aumento delle donne in Gran Consiglio è un piccolo progresso, ma siamo l’unico Cantone che non ha un rappresentante femminile in Governo. La presenza femminile è importante, ma a livello politico le donne sono ancora poco visibili e fanno fatica ad emergere. Si tratta anche di un problema strutturale, visto che è difficile per le donne conciliare gli impegni lavorativi e famigliari con la politica. Sono tutte tematiche che il PS tenta di portare avanti, come per esempio l’istituzione di asili nido.

Vivendo a Blenio, la montagna è una tematica che la riguarda da vicino. Cosa ne pensa di MontagnaViva e del suo fondatore Germano Mattei?

Spero di riuscire a collaborare con lui e dare più peso alla tematica anche all’interno del PS. Creare un Dipartimento apposito, come suggerito da Mattei, è forse un po’ esagerato, ma è sicuramente un tema importante che vale la pena portare avanti. Dobbiamo far fronte alla tendenza di centri sempre più sovraffollati e allo spopolamento delle valli.

Cosa proporrebbe lei di concreto?

Bisogna creare degli incentivi affinché le imprese presenti restino e che delle nuovi arrivino. Bisogna sostenere le realtà locali, l'agricoltura, le piccole imprese e gli artigiani. Penso per esempio alla “Fondazione alpina per le scienze della vita”, con sede a Olivone. Ci sono tanti progetti da sostenere.

Qual è secondo lei il tema più impellente per il Ticino?

Sicuramente il problema del lavoro. Bisogna trovare misure di protezione per i lavoratori e risanare il mercato del lavoro affinché possa garantire salari giusti e dignitosi. Sono a favore del salario minimo federale e sarebbe utile che il Consiglio federale riconoscesse questo tipo di problematica.

Cosa bisogna fare con Berna?

Il Ticino deve farsi capire meglio in Svizzera interna. Al di là del Gottardo non sempre capiscono quali sono i problemi reali. Dobbiamo sfatare l’impressione che siamo tutti xenofobi e razzisti, o che giriamo tutti con gli zoccoli e siamo attaccati al vino. È una visione distorta, non centra il razzismo. La chiusura del Ticino è dovuta a problemi reali, che esistono, dovuti a un mercato del lavoro sempre più sotto pressione, a salari troppo bassi e alla concorrenza sleale. Dobbiamo decisamente migliorare il dialogo con Berna e farci conoscere.

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