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Ticino
“Non siamo talebani contro gli interessi economici”
“Non siamo talebani contro gli interessi economici”
“Non siamo talebani contro gli interessi economici”
Redazione
11 anni fa
Sindacato e padronato si sono scontrati questa sera a Piazza del Corriere sulla nuova legge sui negozi

Il clima era decisamente acceso questa sera a Piazza del Corriere dove si è dibattuto sull’unico tema cantonale in votazione il prossimo 28 febbraio: la nuova legge sull’apertura degli orari dei negozi. A rendere scoppiettante la discussione ci hanno pensato Matteo Pronzini, deputato MPS in Gran Consiglio contrario alla nuova legge, e Bruno Balmelli, commerciante di Lugano, favorevole.

“Siamo il Cantone con il sistema peggiore in Svizzera per le aperture dei negozi” ha esordito Balmelli, specificando che con la nuova legge “non si tratta di aumentare le ore di lavoro, ma essere più flessibili nella griglia oraria”. Il commerciante luganese se l’è poi presa con i sindacati che vogliono sì difendere i posti di lavoro, ma che non danno la possibilità di lavorare. "Mi sembra di essere nel Cantone del proibizionismo. Dateci più spazio, la politica non può gestire tutta l’economia. La Federcommercio è disposta a intavolare trattative con i sindacati per un contratto collettivo, ma andare al tavolo delle discussioni con personaggi che non ascoltano è difficile”.

Dal canto suo Pronzini ha accusato Balmelli di essere un “padrone” e che è impossibile intavolare trattative con il padronato che negli anni “non ha fatto altro che deregolamentare il mercato del lavoro, causando dumping salariale. Non bisogna dar credito a chi ha solo peggiorato le condizioni di lavoro”.

Giangiorgio Gargantini del sindacato UNIA ha poi gettato ulteriore benzina sul fuoco: “Non siamo talebani contro gli interessi economici come vuole far credere Balmelli”, ha affermato, aggiungendo che “l’immagine di un Ticino come ultimo della classe non corrisponde al vero, il quadro è molto più complesso”. Il sindacalista ha posto l’accento sulla questione del bisogno: “Si va verso un’idea di società aperta 24 ore su 24. La nuova legge andrà solo a favore della grande distribuzione, creando un danno all’economia. Già oggi, chi dei piccoli commercianti rimane aperto il giovedì sera fino alle 21? La vera questione del bisogno è quella legata al miglioramento dei salari, delle condizioni di lavoro, della circolazione stradale, ecc.”

A bilanciare la discussione ci ha pensato il direttore del Dipartimento delle Finanze Christian Vitta che ha invitato ad abbandonare le paure del passato e discorsi troppo ideologici: “La legge stabilisce una fascia oraria nella quale i negozianti possono aprire, garantendo la parità di trattamento per quei negozi che ora sono classificato di serie A o B. Inoltre regola in modo chiaro la questione delle deroghe, che per il momento si basano su un disegno legale molto fragile. Infine la normativa va incontro a quei piccoli commercianti (con una superficie di vendita inferiore ai 200 metri quadrati) che si trovano in zone turistiche. I negozianti potranno aprire più a lungo, la legge va quindi anche a favore del piccolo commercio. La normativa non c’entra nulla con la grande distribuzione e l’inquinamento". Il ministro ha messo in guardia su un possibile no alle urne: “Un no dividerà ancora le parti sociali e non porterà a nessun cambiamento. Le cifre negative non miglioreranno e resteremo fermi al palo”. 

Il ministro ha pure lanciato una stoccata a Pronzini quando quest’ultimo ha ribadito che il prolungamento degli orari dei negozi rischia di aumentare il consumo di alcool tra i giovani. “Se la tesi di Pronzini fosse vera, gli altri cantoni svizzeri sarebbero pieni di alcolizzati”.

Gli ospiti di Gianni Righinetti si sono poi soffermati sulla clausola che dice che l’entrata in vigore della legge ci sarà solo quando le parti avranno sottoscritto un contratto collettivo di lavoro. Un tema che in Parlamento è stato proposto dal PPD (e passato con un solo voto di scarto grazie al sostegno della Lega), ma che ha diviso i sindacati, con da una parte l’OCST favorevole e UNIA contraria.

Paolo Locatelli di OCST ha ribadito che entrambi i sindacati sostengono le stesse cose sulla legge (il rischio di precariato, della frammentazione delle ore di lavoro e i potenziali rischi ai danni della piccola distribuzione), ma OCST ritiene che bisogna sfruttare questa opportunità per introdurre un contratto collettivo di lavoro e creare un forte partenariato.

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