
Uno è un ragazzo per bene. Uno sportivo, amante del ciclismo. L’altro ha un paio di precedenti penali. E non è esattamente quel che si dice un bravo ragazzo. Entrambi hanno 20 anni. Venti e ventuno, per la precisione. Entrambi sono accusati di aver rapinato la 76enne Maria Bettè, sabato sera, a Ronco sopra Ascona. Entrambi negano. Negano, addirittura, di essere mai stati in quella zona.Contro di loro c’è il furto di un’auto, una Volkswagen Golf, rubata alcuni giorni prima a Monte Carasso. Al volante della Golf, che sabato sera ha tentato di seminare una pattuglia della polizia dopo aver forzato un blocco a Camorino, c’era il ventunenne con precedenti. È stato arrestato a Giubiasco, dopo aver abbandonato l’auto ed essere fuggito a piedi. Poi ha fatto il nome del suo amico, indicandolo come alibi: ieri abbiamo passato la serata insieme. E anche il suo amico, il bravo ragazzo, è finito in carcere con l’accusa di rapina e furto d’uso.Contro di loro c’è che nella Golf la polizia ha trovato arnesi da scasso, passamontagna, guanti e una pistola giocattolo. Gli strumenti usati dai rapinatori di Ronco.Contro di loro c’è che hanno fornito agli inquirenti versioni contrastanti. Il ventunenne con precedenti ha ammesso – e non poteva far altro – di aver rubato la Golf. Ma dice di averla trovata abbandonata e già rubata nel Bellinzonese. Così, già che c’era, si è fatto un giro. E ha invitato l’amico ad andare con lui. Contro di loro potrebbero esserci i dati dei cellulari registrati dalle antenne telefoniche. Ci vorrà qualche giorno, ma alla fine si saprà se sono stati o non sono stati a Ronco quella sera. Contro di loro potrebbero esserci anche i riscontri sul Dna, sulle impronte e sulle microfibre che verranno forniti dalla polizia scientifica. Gli inquirenti hanno rilevato tracce nell’appartamento e prelevato oggetti. Ma anche qui ci vorranno alcuni giorni per avere risposte. Contro di loro ci sono alcune testimonianze che dicono di aver visto quell’auto a Ronco sopra Ascona la sera della rapina, attorno alle 21. E di aver riconosciuto il conducente nelle foto mostrate dalla polizia. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Amos Pagnamenta. I due ragazzi sono difesi da Gianluigi Della Santa e Pietro Pellegrini. [email protected]
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