
Nonostante le aperture decise per il primo marzo, tra i settori che dovranno attendere almeno aprile per poter riaprire c’è la ristorazione. Aprile per cui si parla solo di una riapertura delle terrazze e degli spazi esterni. Come commenta Massimo Suter, Presidente di GastroTicino, quanto deciso oggi dal Consiglio federale? Teleticino ha raccolto le sue impressioni a caldo: “Le decisioni prese oggi sicuramente erano nell’aria”, spiega Suter, “la sorpresa semmai è nei contenuti. Dobbiamo renderci conto che da oggi per altre sei settimana la ristorazione in Svizzera non potrà riaprire. Un colpo a livello economico ma ancora di più a livello morale”.
“Non ci sono dati scientifici”
Un Suter poco sorpreso dunque, ma ancora incredulo: “Questa decisione non me la spiego assolutamente perché non è scientificamente comprovata: non c’è nessuno studio che indica la ristorazione come il settore in cui il virus si propaga maggiormente. Quindi ad oggi noi stiamo ancora aspettando quei dati che giustifichino questa chiusura prolungata”.
“I contagi sono scesi quando ha chiuso la grande distribuzione”
“Sono perfettamente d’accordo che chiudendo la ristorazione ci sono meno persone in giro”, ammette Suter, “però dobbiamo ricordarci che a dicembre, quando abbiamo chiuso noi i contagi sono aumentati. I numeri hanno cominciato a ridursi solo quando hanno chiuso anche la grande distribuzione. Quindi non credo che siamo gli untori della nazione”. E ancora: “La riapertura dei negozi sicuramente va in controtendenza e risulta anche difficilmente comprensibile a fronte di quanto successo in inverno. I negozi hanno chiuso e i casi sono calati, ora invece riaprono mentre il nostro settore rimane fermo al palo, nell’attesa che il mondo politico decida cosa fare”.
“Si rischia un’ondata di licenziamenti”
“Altre sei settimane di chiusura sono una tragedia a livello economico“, continua Suter, “Perché comunque la stagione era alle porte, si voleva partire ma dopo più di due mesi di chiusura non si poteva mettere in moto tutto in quattro e quattrotto. Ci voleva tempo e questo tempo non ci è stato concesso, ora aspetteremo fine marzo e poi di botto, nel caso si decidesse di riaprire, dovremo essere pronti per inizio aprile. È anche una questione di programmazione e di personale, perché ci troviamo con delle assunzioni programmate in vista di un possibile inizio di stagione e ora ci si chiede se questo personale lo potremo assumere o meno. Il rischio quindi è un’ondata di licenziamenti”.
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