
È stato inaugurato da poco, ma già solleva diverse obiezioni lo stabile amministrativo del Dipartimento del Territorio, denominato SA3, realizzato secondo i più recenti e innovativi criteri eco-sostenibili a Bellinzona. Un edificio che ospita oltre 350 dipendenti ed è costato 40 milioni di franchi da parte dei contribuenti ticinesi.
Ad alzare la voce in primis sono stati i collaboratori che ci lavorano, i quali, in una lettera inviata al portale liberatv, hanno denuncianto una serie di condizioni intollerabili:
"L'ambiente di lavoro è assolutamente ermetico" si legge sul portale d'informazione, "praticamente con un vano interno lungo 100 metri senza luce naturale, gli uffici a nido d’ape con porte d’accesso tutte uguali provvisti di finestre fisse! (senza possibilità di aprirle), la vista sull’esterno è stata volutamente tranciata da lamelle orizzontali in beton… semplicemente scioccante”.
“Per poter respirare un po’ d’aria fresca il funzionario deve obbligatoriamente scendere al piano terreno e uscire dallo stabile”.
“L’impianto di ventilazione/riscaldamento/sanitario che dovrebbe riciclare e filtrare l’aria con il recupero del calore non è funzionante! I responsabili sono preoccupati ma garantiscono che si dovrebbe ottenere la massima efficienza entro due/tre anni!”.
“In inverno si inizia la giornata con temperature all’interno dei locali attorno ai 22/23 gradi per poi arrivare nel pomeriggio ai 25/26 gradi. Ai piani alti la temperatura è ancora superiore… Il grado di umidità non è tollerabile…. Troppo secco d’inverno, troppo umido d’estate. Abbiamo trascorso lo scampolo dell’estate scorsa con temperature interne di 28/30 gradi!”.
“L’impianto di illuminazione è da brivido… Non c’è possibilità di accendere o spegnere le luci. Le luci si abbassano o si potenziano automaticamente con conseguente disagio alla vista, e allora anche qui alcuni collaboratori si arrangiano, portando lampade da casa”.
Tutte lamentele che il PPD ha deciso di portare all'attenzione del Consiglio di Stato. In un'interrogazione parlamentare inoltrata oggi da Fiorenzo Dadò, Lorenzo Jelmini, e Marco Passalia, i deputati chiedono al Governo se sia al corrente del clima di lavoro venutosi a creare nell'edificio: "Conferma il Consiglio di Stato i problemi e i disagi elencati dai dipendenti? Se sì, cosa intende fare il Governo per porre rimedio ai problemi elencati? Ci sono delle responsabilità da parte dei progettisti o da chi, per conto del Cantone (Sezione della Logistica e DT) ha gestito la realizzazione del progetto?" Infine i tre deputati chiedono se non sia opportuno aprire un'inchiesta "per stabilire innanzittutto la veridicità di quanto riportato nella lettera e quindi, se confermata, le eventuali responsabilità personali di chi l'ha costruito, progettato e diretto i lavori di costruzione, nonché eventuali sanzioni e risarcimento danni".
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