
Si fa sempre più pressante da più parti l’auspicio di una chiusura delle frontiere con l’Italia per rallentare i contagi di coronavirus. Una possibilità che spaventa l’economia, che dipende dagli oltre 70mila frontalieri che ogni giorno entrano in Ticino, ma al quale anche i datori di lavoro si stanno preparando. “Un’eventuale chiusura delle frontiere, che porrebbe non pochi problemi, a questo punto è uno scenario che non può più essere escluso”, ha spiegato oggi a Teleticino il presidente di AITI Fabio Regazzi. “La nostra intenzione è quella di cercare un contatto con il Consiglio federale e in particolare con chi sta gestendo questo dossier. In particolare per capire quali sono le valutazioni che vengono fatte alla luce di questa nuova situazione e quali potrebbero essere le misure ulteriori che verrebbero prese”, aggiunge Regazzi.
Ma l’economia è disposta a chiudere le frontiere?“È una decisione che non può e non deve essere presa dall’economia”, aggiunge Regazzi. “È una scelta politica, alla quale se del caso ci adegueremo. Anche perché chiaramente non possiamo ignorare quelle che sarebbero le conseguenze anche sul medio e lungo termine se la situazione dovesse andare fuori controllo. Per cui in modo responsabile cercheremo di contribuire alla presa di questa difficile decisione e se così dovesse essere e sarà, chiediamo un minimo di tempo per prepararci a fronteggiare quest’emergenza”.
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