LA DIFESA
“Non prega, mangia maiale, si prostituisce. Ma quale musulmana?”
Immagine Rescue Media
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3 mesi fa
La difesa, che ha chiesto 8 anni di carcere, ha cercato di smontare il movente islamista dell’accoltellatrice della Manor: "È una mitomane".

“La sua fede islamica è francamente inesistente. Non conosce il Corano, non prega, non frequenta le moschee, non porta il velo, mangiava carne di maiale, si prostituiva”. Così gli avvocati difensori Daniele Iuliucci e Simone Creazzo hanno cercato di smontare il presunto movente islamista dell’accoltellamento della Manor. “Definire questo terrorismo è irrispettoso nei confronti di chi il terrorismo l’ha visto veramente in faccia”, ha aggiunto.

La pena richiesta

La difesa ha chiesto che la loro cliente sia condannata a 8 anni di detenzione per ripetuto tentato omicidio intenzionale che, come proposto dall’accusa, sarebbero da sospendere in favore di un trattamento stazionario in una struttura chiusa. Per il sostegno a organizzazioni terroristiche vietate, invece, i difensori hanno chiesto il proscioglimento per incapacità di discernimento. L’imputata, hanno detto, non era in grado di comprendere il carattere illecito del suo sostegno al terrorismo, un reato ideologico e intellettuale.

Il tweet della Fedpol

Secondo Daniele Iuliucci e Simone Creazzo, infatti, a creare la tesi dell’attacco terroristico è stata la Polizia federale, che la sera del 24 novembre pubblicò su Twitter la notizia che l’imputata, allora 28enne, era già stata indagata per questioni legate alla jihad. Ciò fece esplodere una bomba mediatica e spinto anche le autorità cantonali, secondo Iuliucci, a dichiarazioni improvvide: “Sembravano quasi orgogliosi di avere anche noi la nostra terrorista”, ha spiegato Iuliucci. Secondo la difesa, invece, di islamico non v’era niente.

La vittima e i testimoni

Sia le dichiarazioni della vittima che dei testimoni, ha spiegato la difesa, non fanno intravvedere un atto terroristico. “Ma quale Isis, siamo in Svizzera”, avrebbe risposto una commessa della Manor alla donna poco dopo i fatti, ha spiegato l’avvocato Iuliucci. “Nessuno è fuggito, lo mostrano le testimonianze. Nessuno dei presenti si è preoccupato dello Stato islamico o del terrorismo”.

"Una mente fragile"

Quando arrivò alla Manor, l’imputata chiese un coltello a una commessa. “Ha chiesto un coltello per il pane, non sapendo che non è il più adatto per quello che vorrebbe fare, perché lei noi vuole tagliare il pane. Qualcosa si è rotto in quella fragile mente”, ha raccontato ancora Iuliucci. Secondo la tesi difensiva, nei gesti della donna non vi è niente di terroristico, se non che lei vorrebbe essere vista come tale: una peggiore terrorista fondamentalista. Infatti, solo dopo aver scoperto i contenuti della perizia psichiatrica, avrebbe iniziato a fingere di praticare l’Islam, ha detto Iuliucci.

"Qui mi credono pazza"

Il giorno dell’accoltellamento, a tutti coloro che hanno parlato con lei, la donna ha confidato i suoi timori: “Ha solo una grande paura, la prima volta che l’ho vista mi ha detto: Qui mi credono pazza, ma io non sono pazza”. Pazzia che, invece, trova tutti concordi. Anche gli avvocati difensori l'hanno definita: "Bugiarda, delirante e mitomane". La donna già prima dell’atto era sotto terapia farmacologica e secondo l’avvocato più che il movente islamista, da incolpare per i suoi gesti sarebbe l’interruzione dei farmaci. Le analisi tossicologiche, ha spiegato la difesa, non mostrano l’assunzione dei farmaci nelle ultime settimane prima dell’attacco. 

"Non era uno jihadista, era interessato alle foto di nudo"

“Non vi sono tracce di contatti tra la mia cliente e qualunque terrorista”. Secondo l’avvocato Daniele Iuliucci nessuno dei due uomini con cui l’imputata ha intrattenuto rapporti sarebbe un vero jihadista. “Uno dei due era più interessato a ricevere foto di nudo e ha sempre risposto di non essere un terrorista e di non provare simpatia per lo Stato islamico in risposta ad alcune immagini che lo inneggiavano inviate dall’imputata”. Inoltre, il secondo, quello di cui la donna si era innamorata, secondo la difesa non esiste. Perché non esisterebbero agli atti prove di una risposta dell’uomo ai messaggi che la donna gli ha mandato. “Ha scritto a un account Facebook inattivo”. Nonostante la mancanza di risposte, la donna dichiara ancora oggi di aver intrattenuto con lui una relazione e ha usato il nome dell’uomo per ogni sua password. “È un fantasma, un frutto della sua fantasia”, ha detto Iuliucci.

Gli attentati di New York e Roma

La donna, si è scoperto dall’arringa difensiva, avrebbe anche ammesso di aver preparato con dei complici degli attentati a New York e Roma, attacchi mai avvenuti. “Fanno parte del suo gioco a fare la grande terrorista”, ha detto Iuliucci, “ma a New York avrebbe dovuto sedere in una chiesa mentre altri avrebbero fatto esplodere la chiesa, non avrebbe nemmeno indossato lei il giubbotto”.

"Non ha gridato Allah U Akbar"

Secondo la difesa, poi, l’imputata non ha gridato la frase Allah U Akbar durante l’attacco, non ve ne sarebbe prova nelle testimonianze. Ad affermarlo solo l’accoltellatrice e la vittima. Secondo Iuliucci, la memoria della vittima è stata falsata dalla tesi diffusa da media e dalle autorità. Quelle dell’imputata, invece, sarebbero farneticazioni. Le frasi inneggianti allo Stato islamico e a Maometto, poi, sarebbero state pronunciate dopo “quando si era già calmata, ma non nel vivo dell’attacco”.