
Il Tribunale federale (TF) ha confermato la revoca del permesso di dimora l’espulsione si un 46enne cittadino dominicano decisa il 13 novembre 2014 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni e confermata sia dal Consiglio di Stato ticinese sia dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 27 aprile 2018.
Per il 46enne si tratta delle seconda revoca di un permesso B, dopo quella decisa dalle autorità ticinesi nell’aprile del 2012 in seguito alla fine del suo primo matrimonio con una connazionale. L’uomo si era risposato poco più di un anno dopo con una cittadina italo-dominicana titolare di un permesso di domicilio riottenendo un permesso B valido fino al 20 agosto 2018. Poco più di 7 mesi dopo la coppia aveva cessato la convivenza e il 20 marzo 2014 i due sono stati autorizzati a vivere separati. Da qui la decisione delle autorità di revocargli nuovamente il permesso di dimora in quanto “lo scopo per il quale l'autorizzazione di soggiorno era stata concessa era venuto a mancare in seguito alla cessazione della convivenza”.
Il 46enne aveva inutilmente ricorso fino al Tribunale federale affermando di avere un diritto ad un permesso di dimora sulla base dell'art. 7 cpv. 1 della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri. Una legge che, ha sottolineato la Corte federale con sentenza del 6 giugno scorso, è stata abrogata e sostituita dalla legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (legge entrata in vigore il 1° gennaio 2008, ndr).
Inoltre, osservato che il ricorrente si era separato dalla moglie dopo appena cinque mesi di convivenza, e che tra i due non vi fosse né coabitazione né vita coniugale, anche la Corte federale ha concluso che non sussistevano neanche “gravi motivi” tali da giustificare il rinnovo del permesso B in quanto il ricorrente “non ha mai preteso di essere stato vittima di violenza” e non risultano “elementi che permettono di ritenere che la sua reintegrazione nel Paese di origine fosse fortemente compromessa”.
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