
I tre consiglieri comunali di Bellinzona che hanno rinunciato alla carica nei giorni seguenti alle elezioni dello scorso 2 aprile potrebbero essere obbligati a tornare sui loro passi.
La Regione riferisce infatti che il gruppo PPD vuole respingere i tre messaggi con cui il Municipio della nuova Bellinzona propone al Consiglio comunale di accettare le rinunce ad assumere la carica presentate dall'ex vicesindaco Felice Zanetti (PLR) e dai due rappresentanti del Movimento per il socialismo, Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini (vedi suggeriti).
"L'obbligo di assumere la carica di consigliere comunale, sancito dalla LOC, non può essere banalizzato da chi - ancor prima di candidarsi - già sapeva di non avere interesse alcuno ad accettare il mandato ricevuto in votazione dai propri elettori" spiega il capogruppo PPD Ivan Ambrosini al quotidiano bellinzonese. "Abbiamo approfondito i tre messaggi municipali e siamo dell'idea che le dimissioni debbano basarsi su solide motivazioni." Quelle addotte da Zanetti, Sergi e Pronzini sono invece, secondo il PPD, dei semplici "calcoli aritmetici a fini elettorali."
"Gli elettori meritano rispetto quando indicano, attraverso il loro voto preferenziale, chi dovrà essere il loro politico di legislatura" afferma ancora Ambrosini.
La pensa in modo simile anche il verde Ronnie David, che parla di "elettori ingannati", mentre la capogruppo Lega-UDC-Noce-Indipendenti Lelia Guscio afferma di capire la posizione di Zanetti, ma non quella di Sergi e Pronzini: "Questo si chiama prendere in giro gli elettori" sostiene la leghista. Il PLR dal canto suo prenderà posizione nei prossimi giorni, ma anche Fabio Käppeli invita già sin d'ora a distinguere tra la posizione dell'ex vicesindaco Zanetti e quella delle "new entry" Sergi e Pronzini.
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