“Non possiamo svuotare l’Afghanistan”
Il consigliere federale Ignazio Cassis sul tema dell’accoglienza dei rifugiati e il ruolo della Svizzera: “Faremo la nostra parte, ma una volta definita una lettura articolata e strutturata dei pericoli e delle opportunità”
di teleticino/ls
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Il consigliere federale Ignazio Cassis era a Lugano oggi per partecipare al Forum del Middle East Mediterannean Summer Summit (MEM), un evento organizzato dall’USI per offrire a una platea di giovani della regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) una piattaforma per dialogare e sviluppare nuove idee insieme. Durante il suo discorso il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha sottolineato l’intensità delle relazioni tra la Svizzera e la regione. “Per la prossimità geografica e l’importanza geopolitica, il Medio Oriente e il Nord Africa sono una regione prioritaria per la Svizzera, con la quale condividiamo un solido patrimonio storico e culturale”, ha detto Cassis nella sua allocuzione.

La questione afghana
Con il capo del Dipartimento degli affari esteri è stata anche l’occasione per parlare del tema caldo attuale, ovvero la situazione in Afghanistan. Proprio questa mattina un aereo Swiss, organizzato dal DFAE, ha portato a Zurigo 209 persone sfollate da Kabul. Tra loro anche dipendenti locali della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e le loro famiglie. I colleghi di Teleticino gli hanno dunque chiesto come si sente di fronte alle immagini che giungono dal paese dell’Asia centrale. “Sul piano umano si coglie il bisogno di fuggire da un luogo che fa paura agli abitanti, che hanno un ricordo terribile dei talebani”, racconta il consigliere federale ai microfoni di Teleticino. “Saranno gli stessi talebani della prima puntata o saranno talebani più miti? Esistono talebani più miti? Questa è la grande domanda che il mondo si pone”, prosegue il ministro. “Se i talebani confermeranno la presa di regime, manterranno un approccio costruttivo o vorranno invocare la politica della sharia e avere un’attitudine molto dura verso la propria popolazione? Sono tutte domande che preoccupano la comunità internazionale. Non a caso oggi il G7 si china sulla questione. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo in termini di buoni uffici per portare al tavolo dei colloqui gente e organizzazioni che non si parlano, ma anche aiuti in termine umanitario”.

Il tema dell’accoglienza
Il tema dell’accoglienza di rifugiati afghani è molto sentito e negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli al Consiglio federale affinché si muova in questo senso. La Svizzera dovrebbe imporsi con più insistenza nell’aiutare le persone disperate? “Aiutare la gente disperata è la priorità numero uno”, puntualizza Cassis. “Portarli tutti in Svizzera non è detto che sia la soluzione migliore. Dobbiamo riuscire ad avere uno sguardo intellettualmente chiaro sulla situazione. La priorità è accogliere i collaboratori afghani e le loro famiglie (sono circa 230-240 in totale) in Svizzera per dare loro sicurezza in qualità di datore di lavoro. La seconda priorità svizzera è quella di essere presenti sul luogo, sia in Afghanistan che in paesi vicini come Iran e Uzbekistan con il nostro aiuto umanitario”.

La terza priorità della Svizzera
Infine il consigliere federale ha citato una terza priorità per la Svizzera. Che tipo di riallocazione della popolazione afghana ritiene utile, doveroso e necessario fare la comunità internazionale? “Noi faremo il nostro gioco, ma una volta definita una lettura articolata e strutturata dei pericoli e delle opportunità. Non possiamo svuotare l’Afghanistan della propria popolazione, non faremmo nulla di buono. Mossi dalla compassione è facile fare errori: meglio essere prudenti e decidere insieme agli afghani e alla comunità internazionale le migliori piste da seguire”.

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