
“Niet, nein, no!” la decisione del Consiglio degli Stati non poteva essere più chiaro. La camera alta del Parlamento oggi ha affossato tre iniziative ticinesi: tre proposte diverse ma dall’unico scopo, mettere in luce le specificità della situazione del Canton Ticino, confrontato con la pressione della Lombardia. Una dopo l’altra, la richiesta di abrogare l’accordo sui frontalieri, la richiesta di dare competenza ai cantoni per fissare i contingenti e di avere uno statuto speciale per il Ticino, si sono infrante contro gli scogli degli Stati.
Le tre iniziative erano state accolte dal Gran consiglio, ma sin da subito la sensazione generale faceva intendere che le tre proposte non avrebbero avuto grande successo. Non è sorpreso il presidente del Governo, Norman Gobbi: “Essendo delle proposte provenienti dal Gran consiglio non siamo mai stati coinvolti, ma questi tre no evidenziano come il lavoro di far comprenderci nella Berna federale sa lungo e faticoso. Mi sembra che i nostri problemi specifici vengano spesso ridimensionati.”
Nemmeno Fabio Abate, presente in aula oggi, è stupito dalla decisione: “Le iniziative cantonali, da quando siedo in Parlamento non sono mai state accettate. Sono il frutto di un discorso all’interno di un Cantone che coincide con la volontà di lanciare un segnale. Quella sull’accordo dei frontalieri è stata superata dagli eventi, con la firma dell’accordo con l’Italia. Ora ci si deve concentrare sui contenuti dell’accordo e velocizzare il conseguimento degli obiettivi. Lo statuto speciale non ha avuto seguito perché prevede la modifica della perequazione federale, ma è stato utile per discutere delle misure di accompagnamento alla libera circolazione.”
Il bilancio per Abate non è quindi negativo: “Le tre iniziative hanno permesso di ripetere problemi e concetti che più volte sono stati portati davanti al Consiglio federale. Ed ora, dopo l’approvazione del postulato dalla Commissione economia e tributi che chiede al Consiglio federale di presentare un rapporto sui timori e sulle richieste ticinesi, non ci saranno solo deputazione ticinese e Consiglio di Stato a far pressione, ma anche una commissione degli Stati.”
Proprio Abate oggi ha difeso insieme a una parte dei colleghi romandi la proposta che prevede di fissare i contingenti a livello cantonale. Proposta bocciata, ma il Consigliere agli Stati resta determinato: “Bisogna risolvere il problema ed esercitare pressione sul Consiglio federale che fino ad ora ha dato delle risposte fumose. Bisogna capire quali saranno le competenze date ai cantoni, vogliamo arrivare ad una soluzione più chiara.”
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

