
Oltre 11'000 cittadini ticinesi hanno sottoscritto l'iniziativa popolare dei Verdi che chiede di inserire nella Costituzione cantonale il diritto ad un salario dignitoso.
Un'iniziativa che ha quindi raccolto un grande successo popolare ma che ora fatica a superare lo scoglio della Commissione parlamentare Costituzione e diritti politici.
Come scrive oggi La Regione, l'iniziativa è nei cassetti della commissione da tempo e sembra faticare alquanto a uscirne.
"È ora di uscire da questa impasse" ha dichiarato il capogruppo dei Verdi in Gran Consiglio, Francesco Maggi. "Si stanno facendo le pulci al testo, ma in fondo si tratta solamente di inserire nella Magna Charta il concetto di salario dignitoso. Dando inoltre al Consiglio di Stato la facoltà di stabilire, qualora non ci fosse un accordo tra le parti, un salario minimo settoriale basato sulla paga mediana a livello nazionale."
"Si era iniziato ad approfondire la questione" ha affermato dal canto suo il vicepresidente della commissione, Matteo Quadranti (PLR), secondo cui vi sono dubbi sulla praticabilità della proposta del partito guidato da Sergio Savoia. "In seguito abbiamo rinviato la tematica in attesa del voto federale sul salario minimo. Ora c'è da vedere se i Verdi intendono ritirare il testo."
Ovviamente i Verdi non lo faranno. Ci sono però ancora diversi aspetti giuridici da approfondire prima di portare il tema in votazione popolare. E c'è pure una sentenza del Tribunale federale che dice che l'ammontare del salario minimo va fissato ad un livello "molto basso", vicino a quanto percepito da chi vive grazie alle "assicurazioni o all'assistenza sociale". Già Neuchâtel ha dovuto fare i conti con questa sentenza, accontentandosi di un salario minimo di 3'500 franchi al mese. Ora anche in Ticino bisogna vedere in che modo sarebbe applicabile l'iniziativa dei Verdi.
In ogni caso la commissione sembra orientata verso la bocciatura del testo. "Alla luce di come è andata la votazione del 18 maggio..." ha concluso Quadranti.
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