
Il Ticino non avrà un Ente cantonale per i lavori di pubblica utilità, lo ha deciso oggi il Gran Consiglio. L’idea era del deputato socialista Raoul Ghisletta che nel 2015 presentò un’iniziativa parlamentare per la creazione di un servizio responsabile di assumere, e quindi collocare, le “persone residenti in Ticino da almeno 5 anni, che non possono ragionevolmente essere ricollocate sul mercato del lavoro né riqualificate”. Oggi, però, con 55 voti contrari, 25 favorevoli e 2 astenuti, il parlamento ha affossato l’iniziativa.
Una questione di costi
Il Consiglio di Stato aveva invitato il Gran Consiglio a bocciare l’iniziativa, in particolare per il costo eccessivo del progetto e per il fatto che, si legge nel messaggio, “la creazione di un Ente cantonale per lavori di utilità pubblica non solo renderebbe ancora più complesso e costoso il settore, ma comporterebbe anche un concreto rischio di deresponsabilizzazione degli enti coinvolti, con conseguente disimpegno negli sforzi concreti per il reinserimento professionale delle persone al beneficio dell’assistenza sociale”. Medesima proposta quella del rapporto di maggioranza della Commissione sanità e sicurezza sociale, della quale Giorgio Galusero è stato relatore. L’invito a bocciare l’iniziativa è arrivato anche da un rapporto di minoranza del Partito socialista, relatrice Gina La Mantia, che chiedeva però di avviare un monitoraggio della situazione sui disoccupati non ricollocabili.
Nuova organizzazione ancora in fase di sperimentazione
Secondo la maggioranza del parlamento inoltre, l’impegno attuale del Cantone è già stato riorganizzato, soprattutto a fronte dei recenti cambiamenti nel settore. Infatti, è solo dal 2019 che è nata la Sezione del sostegno sociale e la nuova organizzazione è ancora in una fase di sperimentazione che dovrebbe concludersi entro il 2025.
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